Quando lo sguardo diventa casa

Fotografia e poesia come pratiche di presenza e comunità

Il 23 e il 24 gennaio presso la Sala Sant’Agata del Palazzo della Cultura di Catania si è svolto il laboratorio Fotografia, Natura e Poesia, un percorso articolato in tre incontri che ha unito teoria fotografica, pratica urbana, poesia e musica dal vivo, trasformando l’esperienza artistica in uno spazio di relazione e ascolto condiviso.


L’intero progetto è stato ideato e realizzato da Valentina Giua per Rinascimento Poetico, in collaborazione con il Comune di Catania, e si inserisce all’interno del progetto LeggerissimaMente – poesia, arte e musica, vincitore del bando promosso dal CEPELL – Centro per il libro e la lettura.

Il percorso è stato curato da Antonio Giua, fotografo e videomaker professionista, e Valentina Giua, formatrice e promotrice culturale, con l’obiettivo di educare lo sguardo come pratica di presenza, prima ancora che come competenza tecnica o linguistica.

Durante il primo incontro, dedicato alla teoria fotografica, la fotografia è stata indagata come linguaggio consapevole dello sguardo, affrontando temi quali luce, tempo, inquadratura e scelta non come semplici parametri tecnici, ma come strumenti narrativi ed emotivi. In dialogo con la poesia e la psicologia della percezione, lo scatto è emerso come atto interpretativo e responsabile, capace di rivelare il rapporto tra chi guarda e ciò che viene guardato.


Il secondo incontro ha portato questo lavoro nel corpo della città, attraverso un’escursione fotografica e poetica tra spazi urbani e naturali, mentre il terzo appuntamento ha dato vita a una mostra fotografica aperta, accompagnata da un laboratorio di poetry therapy e da un open mic, in cui le immagini sono diventate stimolo per la nascita di versi, pensieri e testi condivisi dal pubblico.

Le musiche dal vivo del violinista Edoardo Buonanno, studente del Conservatorio Bellini, hanno accompagnato il percorso come paesaggio sonoro emotivo, favorendo un clima di ascolto profondo e partecipazione autentica.

Il laboratorio ha restituito un’esperienza intensa e partecipata, capace di generare continuità, appartenenza e comunità attorno a un’idea semplice e necessaria: imparare a guardare come atto di presenza, e non solo di visione.

Perché quando lo sguardo diventa casa, nasce una comunità.

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