Il Comitato attacca: stand deserto e senza rappresentanza istituzionale. “Chi ha autorizzato? Quanto è costato?”

Alla BIT di Milano, la principale fiera del turismo in Italia e tra le più rilevanti a livello internazionale, il nome dell’Aeroporto di Comiso sarebbe finito al centro di una polemica durissima. A sollevarla è il Comitato di Difesa e Sviluppo dell’Aeroporto degli Iblei, che parla senza mezzi termini di “uno scempio senza fine”.

Secondo quanto denunciato nel comunicato stampa 2/2026, nei tre scatti fotografici realizzati in tre diverse giornate di fiera emergerebbe una situazione definita “desolante”: lo spazio dedicato allo scalo ibleo sarebbe apparso come un ricettacolo di immondizia, completamente privo di qualsiasi presenza istituzionale.

Un’immagine che, secondo il Comitato, rappresenterebbe l’ennesima conferma di quella che viene definita “mancanza di rispetto” e “totale inadeguatezza” dei rappresentanti del territorio, accusati anche di una “invereconda attitudine alla menzogna”.

Parole pesanti, che si inseriscono in un clima già teso attorno al futuro dello scalo di Comiso, da tempo al centro del dibattito pubblico per la riduzione dei voli e per le difficoltà nel rilancio operativo.


“Un confronto che crea terrore”

Nel comunicato si sottolinea inoltre come i rappresentanti locali continuerebbero a sottrarsi a un confronto pubblico, che – secondo il Comitato – “mina la loro ormai inesistente credibilità”.

Da qui l’appello rivolto ai cittadini del territorio: uno “scatto d’orgoglio e di dignità”, affinché ognuno possa rendersi conto di come, agli occhi del mondo, il territorio venga “rappresentato” in contesti di rilevanza internazionale come la BIT.


Le domande rimaste senza risposta

Il cuore della denuncia ruota attorno ad alcuni interrogativi ritenuti centrali:

  • Chi ha autorizzato e organizzato la partecipazione alla BIT?
  • Quanto è costata ai contribuenti?
  • Quali erano gli obiettivi dichiarati?
  • Quali risultati concreti sono stati ottenuti?

Domande che, sottolinea il Comitato, resterebbero al momento senza risposta. E se l’organismo civico “non viene ritenuto degno di attenzione”, l’auspicio è che i responsabili possano comunque risponderne agli organi competenti.


Un danno d’immagine?

Al di là delle responsabilità politiche e amministrative, la questione solleva anche un tema di immagine e credibilità. La BIT rappresenta infatti una vetrina strategica per territori e destinazioni turistiche, un luogo dove si costruiscono relazioni commerciali, si consolidano network e si promuove l’offerta infrastrutturale.

Se quanto denunciato dal Comitato trovasse riscontro, il danno non sarebbe soltanto simbolico ma inciderebbe sulla percezione complessiva del territorio ibleo nel panorama turistico nazionale e internazionale.

Il dibattito resta aperto. E con esso la richiesta di trasparenza su costi, scelte organizzative e risultati ottenuti.

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