La Corte d’Assise d’Appello ha confermato la condanna a 27 anni per Pietro Nasca, l’uomo che pochi anni fa investì la moglie e l’amica della donna nell’Ottava Strada della Zona Industriale di Catania. La stessa Corte d’Assise d’Appello ha riconosciuto come attenuante una seminfermità mentale, cosa questa che ha evitato l’ergastolo all’imputato.
La ricostruzione della tragedia
In base alla ricostruzione Nasca si mise alla guida della sua Opel Meriva e investì le amiche che stavano camminando ai margini della strada, per poi fare marcia indietro ripetendo la manovra e tornando ad investirle deliberatamente: la moglie di Nasca rimase ferita ma l’amica di quest’ultima morì sul colpo.
Fu proprio l’imputato a chiamare le forze dell’ordine e a confessare le sue colpe: decise di aspettare i poliziotti in un bar e raccontò loro l’accaduto.
Nelle dichiarazioni rese ai magistrati Nasca sottolineò varie volte di non aver mai sopportato l’intromissione della De Bormida (La vittima di quel delitto amica della moglie) nel suo matrimonio, unione che stava per volgere al termine: il divorzio della moglie è, infatti, arrivato durante il processo di primo grado.
L’imputato oltre alla pena di 27 anni, dovrà anche pagare le spese sostenute dalle parti civili, ovvero: l’ex moglie e i familiari di Concetta De Bormida.
L’avvocato di Nasca ha annunciato il ricorso per Cassazione, ritenendo che si possa escludere l’aggravante dei motivi abbietti e futili. L’impugnazione avverrà solo dopo il deposito delle motivazioni della sentenza.






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