Si è parlato di lotta al crimine organizzato presso la sede di Palazzo “Espace Léopold” a Bruxelles. Tra i relatori d‘eccezione, il professor Vincenzo Musacchio che ha offerto ai presenti una lettura rigorosa e personale di oltre trent’anni d’impegno contro le mafie. Da giovanissimo allievo di Antonino Caponnetto — con il quale condivise numerosi incontri nelle scuole — fino al ruolo di docente universitario negli Stati Uniti, Musacchio è oggi considerato uno dei massimi esperti internazionali sulle strategie di contrasto alla criminalità organizzata.

Nel suo intervento, lo studioso ha illustrato le tappe principali della diffusione della cultura della legalità e dell’antimafia nelle scuole di ogni ordine e grado, sia in Italia sia all’estero, evidenziando il ruolo dell’educazione civica come elemento preventivo fondamentale. Ha poi fatto rivivere ai presenti il clima di terrore degli anni 1992-1994 in Italia, ricordando i numerosissimi caduti che sacrificarono la propria vita nell’adempimento del dovere e rilevando come, con il tempo, la vicinanza emotiva e l’attenzione dell’opinione pubblica siano progressivamente diminuite.

 

Musacchio ha richiamato l’attenzione dei parlamentari presenti su un momento storico significativo: il 21 marzo 1986 Giovanni Falcone parlò al Parlamento europeo evidenziando che la mafia non era un problema confinato all’Italia, ma un fenomeno internazionale strettamente connesso al narcotraffico e ad altre economie illecite. Ripercorrendo quell’appello, il professor Musacchio ha osservato: “sono trascorsi quarant’anni e le mafie sono mutate, oggi sono spesso più invisibili ma, per questa stessa ragione, potenzialmente più pericolose rispetto al passato”.

Secondo Musacchio, il quadro normativo rimane sostanzialmente ancorato alla legislazione promossa da Falcone, mentre a livello europeo e internazionale le contromisure sono rimaste indietro rispetto alle rapide evoluzioni delle nuove mafie, che sfruttano tecnologie, mercati finanziari internazionali e reti transnazionali. Per questo motivo ha sollecitato l’avvio di riforme coordinate a livello europeo e globale: aggiornamenti normativi, maggiore cooperazione giudiziaria e investigativa, scambio d’informazioni tra forze dell’ordine e investimenti in capacità tecniche, dalla lotta al riciclaggio attraverso strumenti finanziari alle indagini sul crimine digitale.

 

Ha inoltre posto l’accento sulla necessità di un impegno delle nuove classi dirigenti: la riforma non può essere rinviata e deve coniugare misure repressive efficaci con politiche preventive, come l’educazione alla legalità, il sostegno alle comunità più vulnerabili e programmi di protezione e valorizzazione dei testimoni e dei collaboratori di giustizia. “Senza lotta e senza azione non c’è futuro: opporsi alla mafia non è un concetto astratto, ma una scelta quotidiana di coraggio e senso del dovere”. Musacchio ha terminato il suo intervento, invitando i presenti a tradurre le richieste prospettate in provvedimenti concreti e continuativi.

Vincenzo Musacchio è attualmente docente di strategie di contrasto alla criminalità organizzata, associato al RIACS di Newark (USA).

Alessandro Ghirardi

 

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