Seconda edizione partecipata e multidisciplinare, riflettori accesi su apnee, insonnia e rischi cardiovascolari, con un obiettivo chiaro: trasformare la consapevolezza in prevenzione concreta.

Al Four Points by Sheraton di Catania si è svolta la seconda edizione del congresso dedicato alla medicina del sonno, un appuntamento che ha confermato quanto il tema sia centrale per la salute pubblica. Partecipazione ampia. Confronto vivace. Un messaggio chiaro, il sonno non è tempo perso ma prevenzione.


A tracciare il bilancio è stata la coordinatrice scientifica, la dott.ssa Nuccia Cosentino, che ha parlato di un ulteriore passo avanti rispetto alla prima edizione. «Secondo me abbiamo fatto un altro passo avanti. Sono veramente felice, intanto per la partecipazione che è stata tanta». La qualità dei relatori ha contribuito, ma il nodo resta culturale: «Manca consapevolezza di queste patologie, però già il fatto stesso di avere tanti partecipanti indica che qualcosa si muove». L’obiettivo è concreto e pragmatico: «Non devono tutti sapere di tutto, però avere l’intuizione di indirizzare alle persone specifiche il paziente è già un passo avanti grande». Poi il richiamo alla prevenzione sul lungo periodo: «Dormire poco e male è un fattore di rischio per patologie importanti come l’Alzheimer».


Nel corso dei lavori, la prof.ssa Carolina Lombardi, direttrice del Centro di Medicina del Sonno dell’Istituto Auxologico Italiano dell’Università Milano Bicocca, ha approfondito il legame tra sonno e cuore. «Il cuore ha bisogno di sonno», ha ricordato, spiegando che di notte frequenza cardiaca e pressione si riducono favorendo il ristoro cardiovascolare. Quando il sonno è disturbato, soprattutto nei disturbi respiratori, «siamo più esposti a patologie cardiovascolari». E talvolta è il cuore stesso a segnalare il problema, come nei pazienti con scompenso.

Il prof. Alessandro Silvani, docente del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell’Università di Bologna, ha posto l’attenzione sull’insonnia cronica. «Non è una condizione da sottovalutare». Può essere affrontata, spesso con terapie psicologiche come prima scelta, eventualmente affiancate da farmaci dopo valutazione specialistica. «Senza indurre ansia ingiustificata, ma evitando la sottovalutazione», perché l’insonnia diagnosticata si associa anche a un aumento del rischio cardiovascolare.

Il prof. Luigi Ferini Strambi, ordinario all’Università Vita Salute San Raffaele di Milano, ha ricordato l’impatto epidemiologico dei disturbi del sonno. «Parliamo di circa il 15 o 20 per cento della popolazione generale». Sono sottovalutati, anche per carenze formative. «Il medico di base è il punto essenziale», ha sottolineato, indicando campanelli d’allarme come ipertensione farmacoresistente e nicturia. Fondamentale la regolarità del ritmo sonno veglia.


Il prof. Fabio Pizza, dell’Università di Bologna e dell’Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, ha parlato di narcolessia, «un’ipersonnia di origine centrale» spesso poco riconosciuta. «È rara, forse è ancor meno riconosciuta piuttosto che rara». Il ritardo diagnostico può essere lungo, ma «la diagnosi è relativamente agile» e oggi esistono terapie in grado di controllarne i sintomi, con prospettive di trattamenti sempre più mirati.

Il prof. Luigi De Gennaro, docente dell’Università La Sapienza di Roma, ha affrontato il tema dei sogni da una prospettiva neuroscientifica. «Il cervello che sogna è molto simile al cervello che pensa durante il giorno». I sogni sono espressione dell’attività mentale che prosegue nel sonno, ma in alcuni casi, come nel disturbo comportamentale del sonno REM o nel disturbo post traumatico, possono rappresentare un segnale clinico rilevante.

La prof.ssa Lucia Spicuzza, pneumologa dell’Università di Catania, ha aggiornato su diagnosi e trattamento dell’apnea ostruttiva del sonno. «Si stima che un miliardo di persone nel mondo ne soffrano». La CPAP, ha spiegato, «salva veramente la vita a molti pazienti», riducendo rischio cardiovascolare e incidenti legati alla sonnolenza diurna. Restano però criticità nell’accesso alla diagnosi e nelle liste d’attesa.


La prof.ssa Rosalia Silvestri, responsabile del Centro di Medicina del Sonno di Messina, ha approfondito il legame tra menopausa e disturbi del sonno. «Con la caduta dei livelli ormonali aumentano insonnia e sindrome delle gambe senza riposo». La terapia cognitivo comportamentale rappresenta un riferimento importante, ma «la donna viene spesso messa da parte» e l’accesso alla diagnosi resta limitato.

Presente anche il prof. Raffaele Ferri, direttore scientifico dell’IRCCS Oasi di Troina, che ha parlato dei movimenti patologici in sonno. I movimenti periodici degli arti possono frammentare il riposo e comprometterne la qualità. «Abbiamo farmaci e strategie», ha spiegato, ma servono ulteriori studi per un utilizzo sempre più sicuro e mirato. Il consiglio resta quello di non ignorare i segnali e rivolgersi a centri esperti.


Infine il dott. Roberto Russo, odontoiatra, ha illustrato il contributo dell’odontoiatria nei disturbi respiratori del sonno. «Applichiamo un dispositivo intraorale, il MAD, che porta la mandibola in avanti e libera le vie aeree», riducendo le apnee in molti pazienti. Non sostituisce sempre altre terapie come la CPAP, ma rientra in un percorso integrato: «Di solito è un insieme», con collaborazione tra dentista e specialista del sonno.

Il congresso si chiude con un risultato concreto, una rete di competenze che cresce e una comunità professionale sempre più attenta.

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