Tipo segnalazione: Fotonotizia
By Vittorio Spadoni
Volete votare per la giustizia pur vivendo a mille chilometri da casa? Scordatevelo. Mentre ci vendono il sogno del Ponte sullo Stretto, un’opera che dovrebbe unire i continenti ma che per ora unisce solo i dubbi, lo Stato non riesce a far viaggiare una banale scheda elettorale. Lo stop al voto per i fuorisede non è un errore: è un muro burocratico eretto apposta per chi ha avuto l’ardire di cercare lavoro o studio lontano dal proprio campanile.
La strategia nera della distrazione
Non chiamiamolo “disguido tecnico”. Questa è una strategia nera, lucida e consapevole. È la politica dell’ostacolo applicata alla democrazia. Se la gente partecipa, se i giovani scelgono, il sistema trema; e allora meglio spegnere il microfono a chi vive fuori. Meglio lasciare che il diritto al voto diventi un lusso da pagare a colpi di ritorni fugaci..
Siamo nel mezzo dell’Uragano Harley, quel vento di caos sociale e climatico che ci spettina ogni giorno, e loro cosa fanno? Smantellano la Costituzione un decreto alla volta. È una catena di montaggio dell’assurdo: scrivono leggi d’urgenza che poi devono essere smantellate da altri decreti d’urgenza, in un loop infinito che serve solo a tenerci impegnati mentre ci sfilano i diritti dalle tasche.
La soluzione? Il governo in outsourcing
Stoppiamo i decreti. Dov’e’ il parlamento. Visto che li paghiamo (sarebbe piu opportuno a gettone di presenza) per produrre il nulla, facciamo il salto di qualità: mettiamo il governo in outsourcing. Diamo le chiavi del Paese per tre o cinque anni ad altri. Un turno alla Francia, uno all’Inghilterra, poi passiamo all’Olanda o alla Danimarca. Se dopo il primo mandato non hanno risolto i problemi, si cambia fornitore, come si fa con la fibra ottica o il gestore dell’energia.
Risolveremmo più problemi in un biennio di gestione danese che in cinquant’anni di strategie nere nostrane. E, soprattutto, pagheremmo meno. Molto meno. Niente più baracconi ministeriali, niente più consulenze d’oro per spiegare perché il voto per corrispondenza sia “difficile”. Paghiamo il servizio, pretendiamo il risultato. Punto.
Cittadini in tuta
Siamo diventati un popolo di cittadini in tuta. Non quella per lo sport, ma quella da allenamento forzato per saltare gli ostacoli che ci mettono tra i piedi ogni mattina. Saltiamo le buche, saltiamo i rincari, saltiamo i diritti negati e ora saltiamo pure le elezioni.
Fino a quando non decideremo di smettere di correre in tondo e inizieremo a pretendere una democrazia che non ci chieda il passaporto per un “Sì” o per un “No”, resteremo qui: a guardare il mare, aspettando un ponte che non arriva e una scheda elettorale che si è persa nella nebbia dei decreti.
Questo contenuto è stato disposto da un utente della community di BlogSicilia, collaboratore, ufficio stampa, giornalista, editor o lettore del nostro giornale. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore. Se hai richieste di approfondimento o di rettifica ed ogni altra osservazione su questo contenuto non esitare a contattare la redazione o il nostro community manager.






Commenta con Facebook