Parliamo di Grotta Agnello, sul Monte Sorge (Cattolica Eraclea, AG), interpretata come una delle più antiche “architetture della luce” del Mediterraneo: un ipogeo in selenite i cui ingressi mostrano orientamenti solari e lunari coerenti con alba/tramonto in specifiche finestre dell’anno. In tali periodi sono state documentate ierofanie (raggi di luce che raggiungono punti specifici dell’ambiente, talvolta con scomposizioni cromatiche dovute ai cristalli), in analogia funzionale con quanto osservabile in celebri complessi del Mediterraneo (Egitto, Malta).
Lo studio di archeoastronomia è stato condotto dai ricercatori Nino Gambino ed Enzo Mulè, con contributi e letture critiche di illustri studiosi quali il Prof. Francesco Torre, la Dott.ssa Marina De Franceschini e l’egittologa Irene Soggia (che discute le correlazioni tra gli effetti luminosi del santuario e i culti solari egizi, in particolare nell’età di Akhenaton).
Se le indagini Uranio-Torio sulle stalattiti presenti all’interno del Santuario confermassero un’antichità molto alta, la scoperta aprirebbe un punto di domanda sulla preistoria mediterranea: la ritualizzazione della luce in spazi sacri potrebbe avere nodi originari anche in Sicilia, senza impostare una “gara di primati”, ma ponendo una domanda che cambia prospettiva: «Chi ha acceso per primo la luce nei templi del Mediterraneo?».
Spesso i tesori più preziosi non sono nei manuali, ma a cielo aperto: questo caso mostra come la passione civile, unita a un metodo chiaro, possa riportare alla luce patrimoni sepolti tra le pieghe del tempo. La Sicilia non è solo “somma di dominazioni”: possiede una identità originaria forte e una storica rete di scambi mediterranei che questa ricerca contribuisce a illuminare.
La storia e la leggenda dei Sicàni sono da sempre avvolte dal mito dei tesori nascosti, da quel tesoro che Re Còcalo, secondo lo storico Diodoro Siculo, avrebbe commissionato a Dèdalo di celare in una fortezza inespugnabile.
Ma la ricerca, oggi, ci suggerisce che il vero tesoro dei Sicàni non è fatto di metalli preziosi, né di beni materiali che il tempo può corrodere. Il loro patrimonio più grande, il loro tesoro più prezioso, è il lascito culturale, spirituale e scientifico inciso nelle pietre dei loro santuari.
L’ipogeo di Monte Sorge non è solo una straordinaria testimonianza archeoastronomica, ma la prova tangibile di una civiltà che sapeva leggere il cosmo e integrava la sua conoscenza del cielo nella vita e nel culto.
È un tesoro fatto di luce, di geometria e di una profonda spiritualità e umanità, che ha resistito per millenni, in attesa di essere riscoperto.
È in questi tesori che risiede la vera ricchezza dei Monti Sicàni e della Sicilia, oggi minacciata dallo spopolamento e dalla perdita d’identità. Restituire una storia e una dignità a questi luoghi significa offrire un futuro, trasformando i segni del passato in opportunità concrete di sviluppo turistico sostenibile, di economia circolare e di rinascita culturale.
La Sicilia è ricchissima di tantissimi altri tesori preistorici similari legati alla archeoastronomia ed al nostro antichissimo passato che aspettano solo di essere scoperti.
Le ricerche condotte dai Nino Gambino ed Enzo Mulè sono state inserite all’interno del libro “GROTTA AGNELLO SANTUARIO DELLA LUCE Cielo e Terra dentro il Monte Sorge” acquistabile in tutte le librerie italiane e online per chi volesse approfondire i contenuti e le ricerche condotte dagli autori.

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