Da Nord a Sud dell’Italia c’è una battaglia silenziosa, quotidiana e spesso estenuante che si combatte lontano dai riflettori della grande politica. È la guerra all’incuria. Una lotta fatta di sacchetti di rifiuti abbandonati, discariche improvvisate, angoli di città trasformati in zone franche del degrado. A combatterla sono loro: i sindaci. Supereroi della normalità, senza mantello ma con una fascia tricolore e una resistenza fuori dal comune.
Il sindaco di oggi non è più soltanto un amministratore: è un presidio costante del territorio, un educatore civico, un parafulmine per il malcontento e, sempre più spesso, un comunicatore diretto. I social network sono diventati il nuovo campo di battaglia, strumenti attraverso cui informare, ammonire e, talvolta, scuotere le coscienze di chi continua a considerare il bene pubblico come terra di nessuno.
In Sicilia, a Oliveri, questa battaglia ha assunto anche i toni dell’ironia e della narrazione. Sul profilo Facebook istituzionale del Comune è comparso un post che racconta, con una metafora fulminante, l’eterna sfida tra l’ente pubblico e chi abbandona rifiuti:
“Ogni sera, come si spegne il sole, in questo triste mondo, un marpione si sveglia e sa che dovrà correre più veloce del Comune di Oliveri, in cerca di un posto dove abbandonare i propri rifiuti.
Ogni mattina, in questo triste mondo, il Comune di Oliveri si sveglia e sa che dovrà correre più veloce di un marpione, convinto di sfangarla, dopo avere abbandonato i propri rifiuti in posti incustoditi.
Non importa che tu sia il marpione o il Comune di Oliveri. Ogni giorno, in questo triste mondo, l’importante è che cominci a correre.
C’è una sola differenza fra il Comune e lo stolto: che il Comune scrive, mentre il marpione versa.
1000 euro.”
Dietro il sorriso strappato al lettore, però, c’è una realtà fatta di controlli, segnalazioni, fototrappole, verbali e risorse limitate. La multa, annunciata senza giri di parole, è il punto fermo di una comunicazione che non vuole essere solo creativa, ma anche dissuasiva.
A firmare questo stile è il sindaco Francesco Iarrera, che ha scelto di usare la scrittura come strumento amministrativo e civile. I suoi post non sono semplici avvisi né sfoghi estemporanei: sono brevi storie che arrivano dritte al punto, capaci di regalare riflessioni, sorrisi amari e nuovi punti di osservazione sul vivere comune. Iarrera racconta per educare, ironizza per non banalizzare, provoca per responsabilizzare. In un linguaggio accessibile e mai burocratico, riesce a trasformare un atto repressivo in un messaggio collettivo.
È il segno dei tempi: il sindaco moderno non governa soltanto con le ordinanze, ma anche con le parole. E mentre una minoranza continua a muoversi nell’ombra, convinta di “sfangarla”, c’è un’amministrazione che corre più veloce, rendendo pubblica la propria azione e ricordando che il decoro non è una gentile concessione, ma un dovere condiviso.
In questa quotidiana guerra dell’incuria non ci sono vincitori definitivi. Ma ci sono sindaci che, giorno dopo giorno, scelgono di non voltarsi dall’altra parte. E anche questo, oggi, è un atto di straordinaria normalità.
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