Negli anni Sessanta e Settanta, quando si parlava di Casablanca , non era solo per Humphrey Bogart. C’era chi prendeva l’aereo con un’idea precisa in testa e tornava con un’identità nuova di zecca. Erano altri tempi, altre storie, altre battaglie personali.

Oggi, invece, c’è chi potrebbe iniziare a guardare le compagnie low cost con uno spirito diverso. Non per cambiare vita, ma per salvare la poltrona.

La Sicilia si adegua alle “quote rosa ”, dal prossimo turno elettorale, il 40% delle giunte dovrà essere composto da donne. Una norma che arriva con colpevole ritardo , in una terra dove la rappresentanza femminile è stata a lungo trattata come un vezzo, non come un diritto. Perché la parità è un principio sacrosanto . Ma finché resta teoria, non disturba nessuno. Quando diventa obbligo, invece, incrina equilibri sedimentati da decenni di strette di mano tutte al maschile.


Ed ecco che qualche navigato amministratore siciliano ,esperto in correnti, sottocorrenti e corridoi ,potrebbe scoprire improvvisamente una sensibilità nuova per l’inclusione. Non per convinzione, ma per aritmetica. Fino a ieri difensore delle “tradizioni ”, oggi pronto a riscoprirsi progressista per necessità. Per amore della democrazia, certo. E soprattutto della continuità personale e forse della poltrona.

D’altronde, la politica isolana è maestra nell’arte dell’adattamento, cambi di casacca , alleanze ribaltate, idee rimodellate nel tempo di una conferenza stampa. Vuoi che davanti a un 40% obbligatorio qualcuno non provi a reinventarsi sostenitore storico della parità, magari dopo averla ignorata per trent’anni .


La verità è più semplice, questa norma non toglie nulla agli uomini capaci. Toglie spazio solo all’abitudine. A quella convinzione, mai dichiarata ma sempre praticata, che il potere fosse una questione di consuetudine e cromosomi.

Naturalmente nessuno lo ammetterà. Nessuno dirà di sentirsi minacciato. Ma c’è da scommettere che più di uno, davanti allo specchio, non si chiederà più “quanto consenso ho” bensì “quanto resisto in percentuale ”.

Perché il 40% alle donne non è una concessione. È un riequilibrio. E per qualcuno, in Sicilia, ogni equilibrio nuovo è un privilegio in meno.

Stefano Cirillo 

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