Melilli come nel far west. Un doppio raid in appena 48 ore, un’azione chirurgica messa a segno da un commando di malviventi con un danno economico che mette in ginocchio una realtà produttiva sana. Contrada Bondifè, nel territorio del Comune di Melilli, si trasforma nel teatro di una criminalità predatoria che non lascia scampo, spingendo gli operatori economici sull’orlo della disperazione.

A fare le spese di questa violenta incursione è stata una società operante nel settore del compostaggio. I ladri, muovendosi con inquietante sicurezza, hanno prima manomesso il cancello d’ingresso e disattivato i sistemi di videosorveglianza (asportando persino il dvr per cancellare ogni traccia visiva), per poi dare il via a un vero e proprio saccheggio di “oro rosso”. I criminali hanno trafugato un ingente quantitativo di cavi elettrici in rame. Il furto ha completamente isolato sia l’impianto elettrico dei capannoni, sia il massiccio impianto fotovoltaico dello stabilimento, composto da ben 2.500 pannelli solari.


Una prima stima parla di danni superiori ai 100 mila euro, una cifra parziale al netto dei pesanti costi necessari al ripristino degli infissi distrutti e alla ricostruzione da zero del sistema di sicurezza. I responsabili dell’azienda hanno sporto denuncia ai carabinieri della Stazione di Augusta. Davanti a una simile devastazione, la governance aziendale non nasconde la rabbia e l’amarezza per un territorio che sembra essere stato abbandonato a se stesso: “Non viene più voglia di fare impresa in Sicilia. Malviventi balordi distruggono l’attività di una azienda sana che vorrebbe solo portare lavoro e sviluppo. Subiamo passivamente attacchi dalla criminalità, al punto da indurci ad invocare la giustizia “fai da te”. E’ necessario dare una risposta immediata a quanto accaduto, contrastando in maniera decisa la criminalità, purtroppo consapevoli che il nostro sistema giudiziario garantisca i criminali a scapito delle vittime di tali atti riprovevoli, a cui non resta che ripartire ancora una volta da zero o chiudere definitivamente imprese con 50 anni di attività”.


Parole forti, emblematiche del clima di esasperazione e di solitudine vissuto da chi decide di investire nel tessuto produttivo siciliano, trovandosi troppo spesso a fare i conti con l’oppressione della micro e macro criminalità. Il caso di contrada Bondifè, area industriale, il cui Comune incassa un notevole tributo Imu, tuttavia, paradossalmente in assenza di tutele e servizi e all’interno di una piattaforma ASI (Area Sviluppo Industriale), riaccende i riflettori sulla sicurezza delle zone industriali e artigianali della provincia di Siracusa. Per evitare che lo scoramento si trasformi in una fuga di capitali e imprese, o peggio in derive pericolose, è necessario un cambio di passo immediato. Il territorio chiede a gran voce un contrasto deciso, pattugliamenti mirati e una risposta istituzionale che possa finalmente restituire serenità e tutele a chi produce lavoro e legalità.

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