Tipo segnalazione: Pericolo

Martedì 17 febbraio 2026 il Parlamento italiano ha votato sulla partecipazione al Board of Peace. Nonostante l’incompatibilità costituzionale con l’Articolo 11, la maggioranza ha approvato il ruolo dell’Italia come “osservatore” in questa organizzazione promossa da Donald Trump. Questo Board non serve la pace; serve a legittimare l’imperialismo di ritorno. È lo strumento per espropriare la Cisgiordania e completare ciò che Israele sta già compiendo a Gaza: un genocidio e una reiterazione di crimini di guerra che l’Europa, invischiata nelle sue stesse colpe storiche, non ha il coraggio di fermare.

Siamo davanti alla trasformazione esplicita della politica internazionale in una questione “corporate”, dove un asse composto da potenti tiranni decide il destino dei popoli come ad un gioco da tavola. Per sedersi al tavolo con pieni poteri servirebbe un miliardo di dollari: la dignità dei popoli ridotta a una quota d’ingresso. Quale interesse avremmo noi, popolazione che vive in Europa, nel lasciare che sia il trumpismo a dettare la nostra politica estera, invece di appropriarcene responsabilmente? A ben vedere, siamo noi gli attaccati, non gli USA. Affrontare Putin oggi, condannando al contempo l’occupazione genocida in Palestina, significa vivere davvero la fratellanza tra i popoli.


È vero che viviamo una crisi interna profonda. La nostra istruzione e le nostre infrastrutture soffrono, i diritti vengono calpestati anche nei nostri CPR e nelle carceri, mentre il sistema sanitario e pensionistico rimangono al collasso. Tuttavia, non viviamo dentro una dittatura militare: non diamolo per scontato. Non trasformiamo la solidarietà verso i popoli oppressi in una gara a chi sta peggio: sarebbe una competizione miserevole.

Difendere i diritti umani non è una faccenda ideologica di sinistra, centro o destra: è una questione di coerenza e responsabilità sincera. La pace è un rapporto concreto che richiede persone coraggiose e pazienti, non un ideale di ribellione irrequieta. Le guerre si fermano con la volontà militare di istituzioni che siano animate da intenti genuinamente pacifici. L’Ucraina sta resistendo grazie alla sua volontà popolare, ma senza il nostro supporto militare sarebbe già finita.


A quattro anni dall’inizio dell’invasione russa su larga scala in Ucraina, ci ritroviamo a fare i conti con un’Italia e un’Europa che sembrano aver scelto la via imbelle dell’infantilismo politico. Tuttavia, considerare l’Ucraina parte del gruppo europeo era un’urgenza pragmatica e realista nel 2022 e lo è tuttora. Essere europei significa difendersi l’un l’altro nel momento dell’aggressione: allora difendi l’Ucraina pure se sei siciliano, perché la diversità non implica guerra e la fratellanza è un valore concreto.

Noi europei siciliani non dobbiamo rassegnarci; in virtù del nostro privilegio abbiamo il dovere di resistere. A Palermo, per marcare la nostra presenza in solidarietà e la nostra volontà di difesa militare dell’Ucraina e dell’Europa, saremo una pluralità di soggetti che comprendono l’urgenza di questo bisogno vitale.


Ci troviamo in Piazza Verdi, di fronte al Teatro Massimo, domenica mattina 22 febbraio 2026 alle ore 11.30. Manifestiamo in difesa delle nostre democrazie e di uno stato sociale in cui il rispetto degli esseri umani è un valore fondamentale per cui lavoriamo attivamente.

Non è vero che il massimo a cui ambire politicamente sia stare ad “osservare”. Vale per il diritto all’autodeterminazione del popolo ucraino, del popolo palestinese e di qualunque popolo oppresso. Chi resta e resiste, ora si manifesta. Un’alternativa ad un atteggiamento di sudditanza esiste: occorre guardare ai fatti con coraggio ed onestà, e agire di conseguenza in difesa dei propri valori umani e dei propri interessi reali.

Luogo: Piazza Verdi, PALERMO, PALERMO, SICILIA

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