Si intitola “Alicudi”, il nuovo singolo di Patrizia Laquidara, che anticipa la seconda parte di Flòrula, il nuovo album della cantautrice e in uscita il 29 maggio.
Alicudi, prodotto da Edoardo Piccolo, che ha curato l’intero nuovo disco insieme a Patrizia Laquidara, è un brano che vede la collaborazione di Antonio Vargas, voce dei Delicatoni, che Patrizia ha chiamato a duettare con lei.
Si muove tra suggestioni di bossa nova ed elettronica, con un gusto rétro che richiama le colonne sonore italiane degli anni ’60 e ’70.
Il brano si distingue per un’atmosfera luminosa, dal respiro estivo, e per una scrittura leggera e immediata, che immerge l’ascoltatore in una dimensione fresca e spontanea.
È ambientato sulla più remota delle Isole Eolie, Alicudi: un’isola priva di traffico, scandita da ritmi naturali. Qui lo spazio diventa elemento narrativo, un luogo dove il tempo si dilata e invita a rallentare
La canzone nasce da un’esperienza reale e trasforma il paesaggio in racconto emotivo. Al centro, una coppia al suo primo viaggio insieme, che si muove tra gesti semplici e quotidiani. Nei dettagli affiorano differenze e complicità: lei incalza, lui rallenta e, con ironia affettuosa, la invita a fare lo stesso.
La scrittura è diretta, quasi cinematografica, costruita per immagini e brevi dialoghi. Il duetto vocale dà forma a uno scambio vivo e credibile, a tratti sensuale, raccontando un amore che nasce, senza nostalgia.
Flòrula è un album che intreccia scrittura cantautorale, elettronica e coralità per dare forma a un ecosistema umano fatto di voci, memorie e relazioni. Il titolo, tratto dal lessico botanico, indica l’insieme delle specie che abitano un ambiente circoscritto (un monte, una piccola isola) e diventa qui metafora di un mondo emotivo e collettivo fatto di presenze minute e resistenti – persone, voci, frammenti – mai isolati, in cui tutto dialoga e nulla è casuale..
Se la prima parte dell’album era un invito a rallentare e a restare, questa nuova sezione aggiunge paesaggi e colori, aprendo lo sguardo verso traiettorie narrative e sonore inedite.
Le canzoni di questo nuovo album nascono dai personaggi e dalle storie di Ti ho vista ieri, il romanzo della cantautrice, e si muovono tra ricordi, relazioni, viaggi, intrecciando una memoria condivisa, per poi aprirsi a un’idea di comunità inclusiva, in cui nessuno è escluso. Raccontare cantando diventa così un gesto necessario: Laquidara si afferma una cantastorie contemporanea, capace di abitare il confine tra tradizione e presente.
Flòrula sviluppa un suono essenziale e vitale: un’elettronica “organica” in cui la scrittura cantautorale incontra sonorità rituali e corali. La voce è al centro, ora fragile e intima, ora capace di farsi inno collettivo.
«Il titolo “Flòrula” viene dalla botanica e indica l’insieme delle specie che abitano un territorio. Per me è l’immagine di un ecosistema umano ed emotivo fatto di presenze minute e resistenti, in cui nulla è isolato e tutto dialoga. Il progetto si compone di due parti: se la prima era un invito a rallentare, con un respiro più profondo e intenso, la seconda, più colorata e leggera, apre a nuovi paesaggi e traiettorie. È lo stesso racconto che continua e si apre: Alicudi diventa un’isola reale e immaginata, immersa in uno spazio luminoso, uno sguardo che guarda avanti e introduce una scrittura più immediata, in una dimensione leggera e sensuale che richiama le colonne sonore italiane degli anni ’60 e ’70».
Patrizia Laquidara
Flòrula è un disco che sceglie il tempo lungo dell’ascolto. Un organismo vivo che invita ad abitare uno spazio comune, dove le storie individuali di ognuno si intrecciano e si incontrano.
BIO
Patrizia Laquidara è cantautrice e scrittrice. Siciliana di nascita e veneta d’adozione, ha costruito nel tempo un percorso artistico personale e riconoscibile, muovendosi in una zona di confine tra canzone d’autore, poesia, ricerca sonora e performance. La sua voce e la sua scrittura, spesso definite dalla critica visionarie e magnetiche, uniscono profondità emotiva e libertà espressiva, dando forma a un racconto che non si limita a interpretare le storie, ma le abita. Negli anni ha pubblicato album centrali per la canzone d’autrice italiana come Indirizzo portoghese, Funambola (prodotto da Arto Lindsay e Patrick Dillett), Il canto dell’anguana (Targa Tenco 2011 come miglior album in dialetto, che la porta a duettare con Ian Anderson) e C’è qui qualcosa che ti riguarda, prodotto da Alfonso Santimone.
Un percorso premiato da riconoscimenti come il Premio Città di Recanati e il Premio della Critica al Festival di Sanremo 2003, e sostenuto da un’intensa attività live in Italia e all’estero (Stati Uniti, Giappone, Ecuador, Brasile, Marocco, Spagna). La sua scrittura musicale ha una forte impronta letteraria ma resta sempre corporea e presente, attraversata da temi come identità, memoria, desiderio, viaggio e trasformazione. Un linguaggio che mescola tradizione e contemporaneità, suggestioni popolari, elettronica e sperimentazione sonora, in un equilibrio costante tra rigore e libertà.
Accanto alla musica, Laquidara ha portato il proprio lavoro in dialogo con il teatro e la parola: dal 2023 collabora con Marco Paolini, debuttando al Teatro Strehler di Milano nello spettacolo Boomers come interprete e autrice delle musiche originali, seguito da una lunga tournée e dai successivi progetti Mar de Molada e Bestiario Idrico. Ha inoltre composto Noite Luar per il film Manuale d’amore di Giovanni Veronesi, candidata al David di Donatello come miglior canzone originale. Parallelamente alla musica, ha ampliato il proprio linguaggio nella letteratura con il romanzo “Ti ho vista ieri” (Neri Pozza), vincitore di importanti premi letterari letterari e sarà in uscita nel 2026 una sua raccolta di poesie. Proprio da questo romanzo, nasce il suo nuovo progetto discografico, Flòrula, prodotto artisticamente insieme al musicista e arrangiatore Edoardo Piccolo. Un lavoro che tiene insieme radici e futuro, intimità e apertura, confermando Laquidara come una cantastorie contemporanea capace di attraversare i linguaggi senza separarli.

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