La storia del piccolo imprenditore Diego Passafiume ucciso per aver detto no alla mafia.

L’autore del libro Francesco Passafiume è il figlio di Diego, un piccolo imprenditore ucciso dalla mafia. Aveva ancora l’età in cui un figlio dovrebbe poter guardare al proprio padre come a una presenza sicura, senza sapere che quella presenza sarebbe stata strappata alla famiglia da un agguato mafioso. Polvere Sopra il Sangue nasce da questa storia personale. Non soltanto dalla volontà di ricostruire l’omicidio di Diego Passafiume, ma dal bisogno di restituire a un padre la sua storia, la sua dignità e la memoria che merita.

Il giorno in cui Diego Passafiume venne ucciso, erano con lui nella sua automobile  la moglie Maria, la suocera e la nipote con i suoi due bambini. Tutti furono testimoni oculari dell’agguato e dell’omicidio. Un trauma vissuto direttamente, che ha segnato profondamente la famiglia e accompagnato per oltre trent’anni la loro ostinata ricerca della verità e della giustizia. Un caso definito processualmente “più unico che raro”, anche per la presenza di numerosi testimoni oculari dell’omicidio, circostanza particolarmente significativa in un contesto nel quale, come evidenziato nel procedimento, i testimoni oculari di fatti di mafia potevano diventare a loro volta bersaglio di violenza.


Una ricerca iniziata dai figli di Diego ancora minorenni e portata avanti per decenni attraverso documenti, testimonianze, atti giudiziari e una vera e propria attività investigativa autonoma. Una battaglia condotta senza vendetta e senza scorciatoie, nella convinzione che spettasse allo Stato accertare la verità e assicurare giustizia.

La sentenza di merito sull’omicidio di Diego Passafiume sottolinea, inoltre, l’importanza dell’impegno dei familiari, che sin dall’inizio collaborarono con la giustizia, fornendo elementi e informazioni utili alle indagini e manifestando, al contempo, la convinzione che l’attività investigativa svolta dagli inquirenti sia stata carente sul piano investigativo.

La loro storia è quella di una famiglia che per oltre tre decenni non ha smesso di cercare risposte, trasformando il dolore per una tragedia vissuta in prima persona in una lunga e tenace richiesta di verità e giustizia.


La mafia e la risposta delle istituzioni

Sul fronte istituzionale, alcuni esponenti politici come l’avvocato Giuseppe Scozzari, Angelo Lauricella, Angelo Capodicasa, Giovanni Panepinto, Nando Dalla Chiesa, Liborio Giracello, Nichi Vendola e altri sindaci del circondario, contribuirono a contrastare la mattanza mafiosa che in quegli anni insanguinava la Bassa Quisquina, sollecitando con forza attraverso l’azione civica e politica l’intervento della Direzione Distrettuale Antimafia e richiamando le istituzioni alla necessità di fare piena luce su una serie impressionante di omicidi.

Testimonianze come quella della dott.ssa Angela Napoli, ex parlamentare antimafia, raccontano che di fronte all’obbiettivo comune della lotta alla mafia non esiste distinzione di partito o colore politico.

L’impegno politico e istituzionale contribuì, nei mesi successivi, alla cattura di alcuni esponenti mafiosi, favorendo il ripristino dell’ordine e di un clima di maggiore sicurezza e serenità per le famiglie del circondario. Un passaggio importante, che si colloca però in una vicenda giudiziaria molto più ampia e complessa. Senza entrare nel merito delle successive attività investigative della DDA, spettò infatti agli inquirenti ricostruire responsabilità, dinamiche e moventi di una serie di omicidi che, in quegli anni, attraversarono il territorio dei Monti Sicani.


Le testimonianze

Il libro raccoglie le testimonianze dirette, nella forma di intervista, di: generale di brigata in riserva Sandro Sandulli, il generale di brigata in riserva Francesco Azzaro, l’avvocato Giuseppe Scozzari, Nichi Vendola, presidente di Sinistra Italiana ed ex presidente della Regione Puglia, Giovanni Panepinto, segretario generale del Comune di Enna, l’avvocato Fabio Trizzino, legale e familiare del giudice Paolo Borsellino, Giuseppe Ciminnisi, ex coordinatore nazionale dei familiari delle vittime innocenti di mafia dell’associazione I cittadini contro le mafie e la corruzione, gli avvocati Danilo Giracello e Daniela La Novara, specialisti in cold case, e il noto giornalista investigativo Franco Castaldo, che, con 32 anni di anticipo, delineò in maniera precisa e inquietante il movente dell’omicidio Passafiume. Un riconoscimento quello di Castaldo che si estende a tutti i giornalisti che, ieri, oggi e domani, attraverso il loro lavoro, contribuiscono a raccontare i fatti, custodire la memoria e mantenere viva la ricerca della verità, soprattutto nelle vicende più complesse e dolorose.


Diego Passafiume diventa il punto per la memoria dei piccoli imprenditori uccisi dalla mafia, vittime spesso rimaste senza voce, senza una storia da raccontare e senza quella narrazione televisiva che attraverso film e serie TV, comunica alla nazione il loro coraggio e il loro esempio.

Il libro lancia un appello a produttori, registi e sceneggiatori a raccontare le storie dei piccoli imprenditori colpiti dalla mafia. Polvere Sopra il Sangue vuole essere la testimonianza di tutte quelle vittime invisibili che, dopo essere state colpite dalla mafia, non hanno mai avuto una narrazione capace di consegnare al Paese la loro storia ed il loro sacrificio. Il libro racconta la vicenda reale di una famiglia segnata da intimidazioni, minacce, danneggiamenti, paura, isolamento, dolore, profanazioni e inquietanti telefonate notturne: una storia vera che contiene tutti gli elementi di un film da brividi. Una storia che può diventare il racconto di tante altre famiglie e di tanti piccoli imprenditori rimasti fuori dai grandi racconti della mafia.

Questo libro e le testimonianze saranno  prossimamente protagonisti del canale Spotify di “Storie e misteri siciliani scritte dal destino” condotto dal podcaster Fabio Fabiano.

Luogo: Via dante, CIANCIANA, AGRIGENTO, SICILIA

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