La voce dell’odontoiatra: «Da anni assisto a persone che hanno bisogno di cure, ma non possono permettersele»
«Dottore, io ne avrei bisogno, ma non posso permettermelo».
È una frase che, sempre più spesso, arriva negli studi odontoiatrici insieme alla richiesta di una cura che rischia di rimanere sulla carta.
Sono il dottor Francesco Scalici, odontoiatra, e da diversi anni esercito la mia professione a Palermo.
Sono un libero professionista che opera nel settore privato e, nel corso della mia attività, mi sono trovato molte volte davanti a una realtà che non può lasciare indifferenti: persone che hanno bisogno di cure odontoiatriche, ma che non dispongono delle risorse economiche necessarie per affrontarle.
C’è una scena che si ripete.
Squilla il telefono.
«Dottore, volevo sapere se siete convenzionati con il Servizio sanitario nazionale».
Spiego che sono un professionista privato e che lo studio non eroga quelle prestazioni attraverso il SSN.
A quel punto arriva spesso la seconda domanda:
«La visita ha un costo?».
«Sì, la visita ha un costo».
E dall’altra parte, dopo qualche secondo di silenzio:
«Ok, dottore. La ringrazio. In caso mi farò risentire».
La telefonata finisce.
Ma quella frase rimane.
Perché dietro quel «in caso mi farò risentire» può esserci una persona che avrebbe bisogno di essere visitata, un anziano che deve affrontare un problema protesico, un genitore che deve curare un figlio, una famiglia numerosa che non riesce a sostenere altre spese oppure una persona economicamente fragile che non può permettersi neppure il costo della prima visita.
Non è soltanto una telefonata.
È il racconto di una difficoltà sociale.
Come odontoiatra posso vedere il problema clinico.
Ma dietro quel problema c’è spesso una situazione economica che non posso ignorare.
Il paziente può avere bisogno di una terapia conservativa, di cure parodontali, di una protesi dentale oppure di un trattamento ortodontico.
La necessità sanitaria esiste.
La diagnosi può essere fatta.
La cura può essere programmata.
Ma può mancare la possibilità economica di affrontarla.
Ed è proprio qui che la difficoltà economica può diventare una barriera all’accesso alla salute orale.
I LEA ODONTOIATRICI: UN ACCESSO ANCORA LIMITATO
Il problema non riguarda soltanto la volontà del singolo professionista o del singolo cittadino.
Esiste anche una questione strutturale.
Nel nostro Paese l’assistenza odontoiatrica garantita dal Servizio sanitario nazionale è disciplinata da specifici criteri di accesso e condizioni di erogabilità, con particolare attenzione all’età evolutiva e alle persone che si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità sanitaria e/o sociale.
Il Ministero della Salute, attraverso il Consiglio superiore di sanità, ha evidenziato le disuguaglianze nell’accesso alle cure odontoiatriche e la forte disomogeneità territoriale, proponendo anche un possibile ampliamento dei criteri di accesso e delle prestazioni erogabili.
Il quadro, quindi, non è quello di un’assenza totale di assistenza odontoiatrica pubblica.
Il problema è piuttosto quello dell’ampiezza dell’offerta, dei criteri di accesso, delle condizioni di vulnerabilità previste e delle differenze territoriali.
Ed è proprio su questo terreno che occorre aprire una riflessione.
IL PUBBLICO FA LA SUA PARTE, MA NON PUÒ FARE TUTTO DA SOLO
Non possiamo dimenticare il lavoro quotidiano svolto dalle strutture pubbliche ospedaliere, dalle Aziende sanitarie, dagli ambulatori e poliambulatori territoriali e dalle strutture private accreditate e contrattualizzate con il SSN.
Sono realtà nelle quali operano professionisti che ogni giorno cercano di rispondere alla domanda di salute dei cittadini.
A loro va riconosciuto rispetto e apprezzamento.
Il SSN garantisce i LEA attraverso una rete di servizi pubblici e strutture private accreditate, secondo la programmazione e le regole del sistema sanitario.
Ma l’odontoiatria deve confrontarsi con criteri di accesso, priorità assistenziali, programmazione e risorse disponibili.
E proprio nell’ambito delle cure protesiche e ortodontiche l’accesso può risultare particolarmente selettivo e differenziato, soprattutto quando si confrontano realtà territoriali diverse.
Il Ministero della Salute ha riconosciuto questa criticità e ha evidenziato la necessità di riflettere sull’ampliamento dell’accesso alle cure odontoiatriche.
E ALLORA, CHE COSA POSSIAMO FARE?
È qui che, a mio avviso, deve aprirsi una nuova riflessione.
Non una contrapposizione tra pubblico e privato.
Al contrario.
Serve collaborazione.
Le strutture pubbliche devono continuare a svolgere il loro fondamentale ruolo.
Ma anche il mondo odontoiatrico privato può mettere a disposizione professionalità, strutture e competenze, attraverso programmi sociali specifici, trasparenti, regolamentati e sostenuti da adeguate risorse.
L’obiettivo potrebbe essere quello di costruire una rete nella quale pubblico, privato accreditato e professionisti privati che aderiscano a specifici programmi sociali possano contribuire, ciascuno secondo il proprio ruolo e nel rispetto delle regole, a ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure.
Non si tratta di sostituire il Servizio sanitario nazionale.
Si tratta di chiedersi come poter aumentare, in modo regolamentato e sostenibile, le opportunità di cura per chi oggi rischia di rimanerne escluso.
SERVONO PIÙ RISORSE PER CHI È RIMASTO INDIETRO
Se riconosciamo che la salute orale è parte integrante della salute della persona, dobbiamo avere il coraggio di investire anche nell’odontoiatria destinata alle fasce più fragili.
Servono risorse dedicate.
Servono programmi di prevenzione.
Servono percorsi accessibili.
Servono interventi rivolti alle persone realmente indigenti e vulnerabili.
E serve particolare attenzione alle cure protesiche e ortodontiche quando rappresentano un bisogno di salute che il cittadino non è economicamente in grado di sostenere.
Il principio dovrebbe essere semplice: più è grave la condizione economica e maggiore è la necessità di salute, maggiore deve essere la capacità del sistema di intervenire.
Non per creare privilegi.
Ma per realizzare concretamente il principio di equità.
GLI ULTIMI NON POSSONO ESSERE LASCIATI ULTIMI ANCHE NELLA SALUTE
Parliamo spesso di inclusione, solidarietà, fragilità e sostegno alle persone vulnerabili.
Ma poi, troppo spesso, quando si arriva davanti a problemi concreti e costosi, il tema rischia di scomparire dal dibattito.
È facile pronunciare parole come solidarietà, inclusione, dignità e diritti.
Molto più difficile è trasformarle in strumenti concreti.
È proprio qui che dobbiamo evitare un falso perbenismo: dichiarare attenzione verso le persone fragili e poi, di fronte alla loro reale necessità di cura, non riuscire a costruire risposte concrete.
Non basta dire che nessuno deve rimanere indietro.
Bisogna costruire le condizioni perché nessuno rimanga indietro.
Dottor Francesco Scalici, odontoiatra
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