Il Sindacato Nazionale Amministratori Giudiziari e Coadiutori ha dato vita ad un importante dibattito/confronto sulla gestione dei beni confiscati alla criminalità al quale hanno partecipato esperti, tecnici, giuristi ed importanti esponenti politici e di governo.

Roma, 2 marzo 2026 – Si è svolto presso il Centro Congressi “Roma Eventi – Fontana di Trevi” il Congresso Nazionale di SI.N.A.G.ECO – Sindacato Nazionale Amministratori Giudiziari e Coadiutori, dal titolo:

“Presidio di legalità nell’interesse della collettività. L’amministratore giudiziario guarda al futuro, senza dimenticare il passato”.

Un appuntamento di alto profilo istituzionale che ha riunito rappresentanti del Governo, magistrati, vertici dell’ANBSC, accademici, professionisti, giornalisti e studenti degli istituti scolastici e universitari, ponendo al centro il ruolo dell’amministrazione giudiziaria quale snodo strategico tra prevenzione antimafia, funzione giurisdizionale ed economia reale.

 

La mattina: cultura della legalità e dialogo con i giovani

La sessione mattutina, moderata da Giuseppe De Filippi (Vice Direttore TG5 Mediaset), Alessandro Barbano (Direttore de L’Altra Voce) e Massimo Leoni (Sky TG24), ha declinato il tema della cultura della legalità con particolare attenzione alle giovani generazioni, alla presenza delle delegazioni degli studenti.

Hanno partecipato, tra gli altri, l’On. Paola Frassinetti, Sottosegretaria di Stato al Ministero dell’Istruzione e del Merito; il Sen. Walter Verini, componente della Commissione parlamentare Antimafia e Segretario 2° commissione permanente giustizia; l’On. Federico Cafiero De Raho, Vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia ed ex Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo; Leonardo Guarnotta, già componente del pool antimafia con Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Di Lello.

Il pomeriggio: panel tecnici e proposte operative

Nel pomeriggio si sono svolti i tavoli tecnici alla presenza dell’On. Wanda Ferro, Sottosegretaria di Stato al Ministero dell’Interno (che ha introdotto i lavori), e del Prefetto Maria Rosaria Laganà, Direttore dell’ANBSC.

Dai panel e dalle interviste è emerso un articolato quadro di proposte orientate al miglioramento del sistema dei sequestri e delle confische alla criminalità organizzata, con particolare attenzione alla gestione aziendale, alla valorizzazione degli immobili e alla sostenibilità del modello.

 

Ferro: “Oltre 18.000 beni confiscati restituiti alla collettività”

“Siamo orgogliosi dei risultati raggiunti: nell’ultimo triennio abbiamo destinato oltre 18.000 beni confiscati alla criminalità, trasformandoli in presìdi di legalità, sicurezza e welfare per i territori”.

Lo ha dichiarato Wanda Ferro, evidenziando il valore dei protocolli siglati con diverse Regioni – tra cui Calabria, Sicilia e Campania – e la collaborazione con ABI e sistema imprenditoriale.

“La vera lotta alla criminalità organizzata – ha aggiunto – passa dalla capacità di colpire al cuore gli interessi economici delle mafie”.

«Vogliamo continuare a migliorare e lo faremo anche grazie al contributo di una figura straordinaria come quella degli amministratori giudiziari. Metteremo in campo – ha aggiunto – tutte le misure necessarie per rendere più rapide ed efficaci le procedure, perché la vera lotta alla criminalità organizzata passa dalla capacità di colpire al cuore gli interessi di chi tenta di sottrarre ai cittadini onesti ciò che hanno costruito con il proprio lavoro».

Verini: “Amministratori giudiziari centrali nel sistema di prevenzione”

 

Walter Verini, componente della Commissione parlamentare Antimafia, ha ribadito la centralità della figura dell’amministratore giudiziario e l’importanza di un confronto stabile con la categoria.

”il ruolo degli amministratori giudiziari è centrale e la presenza di un’organizzazione sindacale che li rappresenti è un elemento importante. Sarebbe opportuno istituire forme di consultazione permanente con realtà come questa, in grado di offrire contributi qualificati nel merito, sempre nell’ottica di consolidare gli strumenti di prevenzione, non di ridurli. Occorre anche contrastare ogni tendenza a marginalizzare le politiche preventive. Quando si dispone una confisca – ha aggiunto Verini -, bisogna guardare non solo al momento del sequestro, ma anche alla fase successiva: è necessario mettere gli assegnatari nelle condizioni di operare, fornendo strumenti e risorse adeguate affinché il bene possa funzionare e produrre valore. Il vero fallimento dello Stato si verifica quando un bene sottratto alle mafie, una volta assegnato, non riesce a restare sul mercato.

Frassinetti: “Didattica personalizzata contro fragilità e disagio”

Paola Frassinetti, sottosegretario al ministero dell’istruzione e del merito, “la funzione degli amministratori giudiziari è determinante e i beni confiscati alla criminalità rappresentano presìdi fondamentali a tutela della collettività”.

Chi opera nel mondo della scuola deve affrontare con decisione anche il tema della cultura mafiosa. Le lezioni di educazione alla legalità registrano una partecipazione attenta e consapevole: i ragazzi dimostrano interesse e desiderio di comprendere.

 

Nell’ambito dell’educazione civica – ha evidenziato Frassinetti – abbiamo sottoscritto protocolli d’intesa con le forze dell’ordine, perché i recenti fatti di cronaca, che vedono coinvolti giovanissimi in episodi di violenza, evidenziano una preoccupante disgregazione sociale e impongono una riflessione profonda sull’intero sistema educativo.

Si tratta di un fenomeno complesso che richiede un approccio multidisciplinare, capace di integrare prevenzione, supporto psicologico, percorsi di rieducazione e strumenti per intercettare tempestivamente le situazioni di disagio. Crediamo che una didattica personalizzata possa rappresentare un aiuto concreto per gli studenti più fragili, offrendo loro opportunità reali di crescita e inclusione”.

Laganà: “Collaborazione strutturata fin dal momento del sequestro”

 

Sul ruolo dell’Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata è intervenuto il direttore, prefetto Maria Rosaria Laganà:

“L’obiettivo che stiamo perseguendo è costruire una nuova consapevolezza e rafforzare un rapporto di collaborazione più strutturato con gli amministratori giudiziari e i coadiutori, andando oltre la mera sottoscrizione del disciplinare di incarico. Vogliamo promuovere un approccio realmente proattivo.

Si tratta di un impegno che nasce fin dal momento del sequestro e che deve consentire una conoscenza più tempestiva e approfondita delle caratteristiche dei beni, delle loro potenzialità e delle eventuali criticità. Questo permetterebbe di rendere più efficace l’intero percorso di destinazione.

Molti dei beni confiscati – ha concluso Laganà – hanno un rilevante valore economico e culturale, ma possiedono anche un forte significato simbolico: rappresentano la riaffermazione concreta della presenza e dell’autorità dello Stato”.

 

Mottura: sostenibilità e produttività della gestione

Il Presidente di SINAGECO, Giovanni Mottura, ha posto l’accento sulla sostenibilità del sistema e sulla necessità di rendere produttiva la gestione commissariale, affinché l’amministrazione dei beni non sia solo conservativa ma generatrice di valore economico e sociale.

“Chiediamo semplicemente che si riconosca il ruolo che svolgiamo. Molti professionisti hanno scelto di dedicarsi a questa attività in modo strutturato, organizzando studi e competenze specifiche. La valorizzazione di questo segmento del sistema è fondamentale: senza di essa, rischia di essere vanificato lo sforzo che quotidianamente mettono in campo istituzioni, forze di polizia, magistratura e Agenzia nazionale per i beni confiscati. Se non si colloca l’amministratore giudiziario al centro della sua reale funzione, non si potrà costruire un modello sostenibile.

Per rendere effettivamente produttivo un bene confiscato – ha aggiunto Mottura – servono progettualità e risorse adeguate. Gli amministratori giudiziari lavorano per garantire continuità nella gestione, sia degli immobili sia, soprattutto, delle imprese. Nessuno immagina che lo Stato debba trasformarsi in imprenditore, ma è necessario che faccia la propria parte, come già previsto dalla normativa e dalla Strategia nazionale sui beni confiscati, per consentire alle aziende di proseguire la loro attività e contribuire concretamente al rilancio del territorio nel segno della legalità. L’amministratore giudiziario, insieme al coadiutore, è parte integrante ed essenziale di un sistema finalizzato alla ricostruzione della legalità nelle imprese”.

 

Romagnoli: “Servono strumenti legislativi più incisivi”

Efrem Romagnoli, Vicepresidente di SINAGECO e Presidente dell’ODCEC di Latina, ha evidenziato le criticità operative nella gestione delle imprese sequestrate, tra continuità produttiva, tutela dei lavoratori e rapporti con il mercato.

“Anche la gestione degli immobili richiede strumenti adeguati per una reale valorizzazione”.

Secondo Romagnoli è necessario un rafforzamento normativo per rendere la gestione realmente funzionale allo sviluppo del territorio. “Ci sono sicuramente vari profili che meriterebbero un approfondimento anche rispetto a quella che è poi l’operatività degli amministratori giudiziari. Certo potremmo dire che un primo aspetto è che quando parliamo di aziende si è sostanzialmente chiamati a gestire problematiche che sono connesse al progresso di questa azienda. Per quanto riguarda invece la gestione degli immobili, per un certo verso potrebbe anche intendersi qualcosa di più semplice, il problema è mettere a frutto al meglio questi beni e queste aziende, questo non dipende solo dalla volontà dell’amministratore giudiziario. Servirebbero degli strumenti legislativi un po’più incisivi e anche magari una rivisitazione un pochino dell’approccio, per cui confiscare beni e destinazione sociale sicuramente è un plus”.

 

Uva: “Risorse tracciabili e fascicolo elettronico del GIP operativo”

Antonio Uva, Consigliere nazionale e Responsabile della Comunicazione di SINAGECO, ha indicato due priorità strategiche: trasparenza delle risorse e digitalizzazione del sistema.

“Oggi sul Fondo Unico Giustizia risultano circa 5 miliardi di euro iscritti nel bilancio dello Stato, ma non è pienamente chiara la destinazione effettiva di queste somme. Le risorse confiscate devono essere tracciate in modo trasparente e riconoscibile, devono ‘portare un’etichetta’, affinché sia evidente il loro percorso e il loro impiego”.

Uva ha inoltre chiesto l’attivazione concreta del fascicolo elettronico del GIP (Giudice per le Indagini Preliminari).

 

“È necessario che il fascicolo elettronico del GIP entri pienamente in funzione, perché rappresenta uno strumento essenziale di efficienza, trasparenza e coordinamento tra autorità giudiziaria e amministratori giudiziari”.

La piena operatività del sistema digitale, nell’ambito del Processo Penale Telematico, consentirebbe al giudice e all’amministratore giudiziario di conoscere in tempo reale lo stato del procedimento nei diversi gradi, garantendo una gestione più consapevole e coerente dei beni sequestrati.

“Una reale interoperabilità tra fase penale e amministrazione giudiziaria rafforzerebbe il principio di buon andamento, ridurrebbe i tempi e renderebbe più efficace l’intero sistema dei sequestri penali”.

Balsamo: “Presidio di legalità e cambiamento sociale”

 

Antonio Balsamo, Sostituto Procuratore Generale della Corte di Cassazione, ha definito l’amministratore giudiziario “un professionista chiamato a gestire patrimoni e aziende sequestrate, un ausiliario del giudice e un protagonista di processi di cambiamento sociale”.

Richiamando le parole di Paolo Borsellino, ha evidenziato come la lotta alla mafia non possa ridursi a mera repressione, ma debba tradursi in un movimento culturale e morale capace di coinvolgere soprattutto le giovani generazioni.

Il Congresso ha confermato che l’amministratore giudiziario non è una figura accessoria, ma un presidio strategico di legalità nel quale repressione e sviluppo si incontrano, trasformando l’azione di contrasto alla criminalità organizzata in occasione concreta di crescita economica, coesione sociale e rafforzamento dello Stato di diritto.

 

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