Randazzo, città medievale alle pendici dell’Etna, sul suo versante nord, affacciata come da un balcone naturale sui Nebrodi. Una città che racconta la Sicilia più autentica: le chiese in pietra lavica, la residenza estiva di Federico II di Svevia, il passaggio di Normanni, Svevi e Longobardi, i vini rinomati, gli oli di qualità che profumano di terra fertile e di storia.
Eppure oggi, in questo scrigno di cultura e natura, a far rumore non è il vento che scende dai monti, ma il fruscio inquietante delle bollette dell’acqua.
Da metà dicembre i cittadini randazzesi si trovano immersi in una vera e propria crisi idrica che ha poco a che fare con l’acqua che esce — già scarsa — dai rubinetti e molto con i numeri che compaiono sulle fatture. Numeri che, in alcuni casi, raggiungono cifre considerate “stratosferiche”, mentre in altri risultano inspiegabilmente irrisorie. Un paradosso che ha acceso il dibattito e infiammato i social network, diventati ormai la nuova piazza pubblica.
Dov’è l’inghippo? Secondo molti cittadini, il nodo starebbe nella mancata effettuazione delle letture dei contatori e nell’assenza di controlli periodici sugli stessi, così come previsto dal Decreto Ministeriale n. 93 del 2017. Un decreto che recepisce la direttiva europea MID e impone verifiche regolari sugli strumenti di misura fiscale — contatori di acqua, luce e gas — per garantire trasparenza e correttezza nei consumi fatturati.
A rendere la situazione ancora più esplosiva è la recente rimodulazione delle fasce di consumo. Nel dicembre 2024, la Commissione prefettizia con i poteri di Giunta municipale ha deliberato un drastico cambiamento: il consumo minimo annuo è stato ridotto da 365 metri cubi a soli 60 metri cubi per una famiglia tipo di tre persone. Tradotto in numeri quotidiani, significa circa 164 litri d’acqua al giorno per nucleo familiare, ovvero 55 litri pro-capite.
Una soglia che molti giudicano irrealistica. Come può una famiglia coprire con questi quantitativi le esigenze quotidiane più elementari — doccia, lavatrice, stoviglie, pulizia della casa, scarico del WC, persino qualche litro d’acqua per le piante nel salotto? La risposta è semplice e amara: superata la soglia minima, le tariffe schizzano verso l’alto, facendo lievitare le bollette.
Il confronto con il passato è impietoso. Fino al 2023, la Delibera di Giunta Municipale n. 97 prevedeva un minimo garantito di 365 metri cubi annui. Il salto ai 60 metri cubi ha cambiato radicalmente l’impatto economico sulle famiglie, proprio in un periodo segnato da difficoltà generali e aumento del costo della vita.
Non meno rilevante è il profilo giuridico della vicenda. Le modifiche tariffarie, secondo la normativa che disciplina gli enti locali, avrebbero dovuto essere deliberate entro il termine di approvazione del bilancio di previsione, fissato per il 15 marzo 2024 dal Ministero dell’Interno. Una delibera adottata nel dicembre 2024, sostengono i cittadini, non potrebbe quindi produrre effetti retroattivi sui consumi dell’intero anno.
Intanto cresce la protesta. Sui social si moltiplicano appelli e confronti, e molti randazzesi stanno inviando al Comune istanze di ricorso in autotutela, chiedendo la sospensione delle fatture, il ricalcolo degli importi e l’applicazione delle tariffe precedenti per l’anno 2024.
La questione assume contorni ancora più singolari se si considera che Randazzo sorge su un territorio ricco di falde acquifere, alimentate dal versante nord dell’Etna. L’acqua, qui, non viene importata da altri comuni. Il vero tallone d’Achille sembra essere una rete idrica obsoleta e una gestione dei contatori che, secondo molti, non rispetterebbe pienamente le verifiche previste dalla legge.
Un tema, quello dei controlli, che affonda le radici lontano nel tempo. Già il Regio Decreto del 20 luglio 1890, a soli 29 anni dall’Unità d’Italia, sanciva l’obbligo di verificare gli strumenti di misura destinati a fini fiscali, introducendo persino il concetto di falso in caso di utilizzo improprio. Una linea di continuità normativa che arriva fino al Decreto 93/2017 e alle più recenti disposizioni dell’ARERA, orientate verso la telelettura obbligatoria entro il 2027.
Oggi, però, la storia gloriosa di Randazzo sembra fare i conti con una realtà amara: contatori che segnano consumi zero per mancate letture, famiglie che rientrano “artificialmente” nei 60 metri cubi annui, altre che pagano cifre considerate sproporzionate.
Sotto l’Etna, dove l’acqua nasce dalla pietra lavica e la storia scorre come un fiume millenario, i cittadini chiedono una sola cosa: chiarezza. Perché l’acqua è un bene essenziale, non un privilegio. E perché una città così ricca di passato non dovrebbe sentirsi povera nel presente, almeno quando apre una bolletta.
Alfio Papa
Luogo: Piazza Municipio , RANDAZZO, CATANIA, SICILIA


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