Cala il sipario sulla vita di Tommaso Caporrimo, l’attore palermitano scomparso, in seguito ad un brutto male che lo affliggeva da tempo, lo scorso 3 aprile.

 

E dire che Tommy, come lo chiamavamo noi amici,   58 anni compiuti lo scorso 23 marzo, meglio noto come “actor-chef”, come amava definirsi lui e come ormai era conosciuto, ai palcoscenici c’era abituato. La sua passione per la recitazione lo aveva, infatti, portato ad interpretare ruoli di rilievo crescente all’interno di alcune delle pellicole che meglio rappresentano il panorama cinematografico siciliano degli ultimi anni quali “Baaria” di Giuseppe Tornatore e “i Cento Passi” di Marco Tullio Giordana. Ma anche “il Dolce e l’amaro” di Andrea Porporati e “Alla luce del sole” di Roberto Faenza, per concludere, nel 2015,  con “Lo Scambio” di Salvo Cuccia.

“La beffa della vita è quella di un uomo che ha avuto ed esercitato la condivisione e l’amicizia che oggi va via in silenzio e solitudine. Abbiamo fatto insieme tante cose. Abbiamo sognato, urlato insieme per le ingiustizie della vita, del nostro lavoro, ma siamo stati veri, nel silenzio delle nostre riflessioni” ha commentato l’amico e collega  Paride Benassai.

Ed è stata, davvero, un’ironia della sorte a far sì che un uomo pieno di amici e amante della compagnia come Tommaso,   se ne andasse nel silenzio e nella solitudine di una stanza di ospedale. Se tutti ne conoscevano, infatti,  il talento e le doti recitative,  a pochi “eletti” era nota la sua passione per la cucina. Ai fortunati amici di cui  era solito  circondarsi durante le sue feste “hippy”nella sua amata “Villa Anca” o in occasione dei pranzi domenicali sotto il grande albero di gelsi,  a lui tanto caro, o ancora, quando organizzava il  cosiddetto “gebbia party”, sarà davvero difficile vivere,  oltre che senza la sua allegria,  anche senza i  manicaretti che si dilettava a cucinare, riscuotendo grande successo, preparando la maggior parte dei quali  con   materie prime autoprodotte nell’orto, tra cui dei succosissimi mandarini, che circondano l’antica e affascinante dimora di via Castelforte.

Serate dall’atmosfera magica  in cui, come nel set de “Le Fate Ignoranti” di Ferzan Ozpetek, i partecipanti venivano piacevolmente  trasportati in una dimensione surreale in grado di far dimenticare, anche se solo temporaneamente, la caducità della vita,  legati tutti, anche se sconosciuti, da un unico filo sottile, l’amicizia di Tommaso che, quasi per osmosi, diventava contagiosa e coinvolgeva tutti i presenti.

A piangerlo, oltre agli amici, tanti ed affezionati, la compagna Annalisa, donna straordinaria che gli è stata accanto fino alla fine dei suoi giorni e l’adorata figlia Roberta che ha commentato afflitta:”Domani papà, l’uomo della mia vita ed amico di tutti voi, ci dirà che è uno scherzo, magari  si starà preparando per un provino. Perché senza di lui non si può sopravvivere”.

Si rincorrono sul web le attestazioni di stima e  di affetto. Ognuno posta una foto, un ricordo, un aneddoto che lo lega indissolubilmente  nella memoria all’amico scomparso. Se tanti lo definiscono “amico mio”, vuol dire che amico lo era di certo,  di ciascuno in modo diverso e speciale. Di quelli sinceri che, quando li perdi, puoi dire che “chi perde un amico,  perde un tesoro”, perché tu un tesoro lo eri davvero, carissimo amico mio.