Lunedì scorso, di sera, in una strada del nord di Belfast, un uomo sulla quarantina è stato aggredito con un coltello da cucina. Le ferite agli occhi, al volto e alla schiena erano gravi abbastanza da richiedere il ricovero urgente. Già ieri mattina un bus era in fiamme a est della capitale dell’Irlanda del Nord e le proteste anti-immigrazione si erano già spostate fino a Southampton, in Inghilterra. L’aggressore accusato è un cittadino sudanese di 30 anni, in Gran Bretagna come richiedente asilo.

L’aggressione di lunedì sera e i capi di imputazione

La vittima è stata portata in ospedale con ferite serie: occhi, volto e schiena, secondo quanto comunicato dalla Polizia del Servizio dell’Irlanda del Nord (PSNI). Il sospettato, rimasto in custodia cautelare, è stato formalmente accusato di tentato omicidio, porto di coltello in luogo pubblico e minacce di morte. Sul posto è stato trovato un coltello da cucina.

Ryan Henderson, vicecomandante della PSNI, ha dichiarato che la polizia sta lavorando per determinare il movente, precisando che “non c’è alcuna informazione che lasci supporre che l’aggressione, ripresa in video, sia legata al terrorismo”. Henderson ha aggiunto che la polizia non era alla ricerca di altri sospettati.

Chi è il sospettato: visto, percorso e richiesta d’asilo

Il capo della polizia nordirlandese Jon Boutcher ha fornito ai giornalisti i dettagli sul profilo del sospettato. L’uomo, 30 anni, si trovava nel Regno Unito in possesso di un visto quinquennale concesso nel settembre 2023. Boutcher ha riferito che, secondo le informazioni disponibili, l’uomo avrebbe percorso la rotta Sudan, Parigi, Dublino prima di presentare richiesta d’asilo a Belfast. La polizia nordirlandese non lo conosceva prima dell’episodio.

Interrogato in Parlamento sulla questione, il Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord Hilary Benn non ha confermato se il presunto aggressore fosse arrivato nel Paese in modo irregolare, affermando di non essere in grado di fornire quella risposta.

Proteste, bus incendiati e la risposta delle istituzioni

La notizia dell’arresto ha innescato reazioni rapide. Nella notte tra lunedì e martedì, manifestanti vestiti di nero e in alcuni casi con il volto coperto hanno incendiato un autobus a est Belfast. In altre zone della città sono stati dati alle fiamme veicoli e cassonetti. I leader politici e il capo della polizia nordirlandese hanno invitato la popolazione a non istigare odio e paura, e a non prendere di mira specifiche comunità.

Il premier britannico Keir Starmer ha definito l’aggressione “raccapricciante” e ha dichiarato di non avere “alcuna tolleranza per scene abominevoli di violenza come queste nelle nostre strade”. Il suo ufficio ha comunicato che “è giunto il momento della calma”, sottolineando l’importanza di lasciare alla polizia il tempo e lo spazio necessari per le indagini. Polizia e politici hanno invitato esplicitamente le persone a non condividere le immagini dell’aggressione diffuse online e a non alimentare disinformazione.

Gavin Robinson, leader del Democratic Unionist Party (DUP), ha sfruttato l’episodio per tornare a chiedere alle autorità di arginare quella che ha definito “immigrazione incontrollata”.

Il caso Southampton e il clima politico già surriscaldato

Le proteste di Belfast non sono nate nel vuoto. La settimana scorsa, Southampton era già stata teatro di scontri violenti legati a un episodio distinto. Henry Nowak, studente universitario, era stato ucciso in dicembre da Vickrum Digwa con un pugnale sikh. Digwa aveva mentito alla polizia sostenendo di essere stata vittima di un’aggressione razzista da parte di Nowak: gli agenti arrivati sul posto avevano inizialmente trattato il ferito Nowak come sospettato, prima di accorgersi delle sue condizioni e tentare di rianimarlo. Digwa è stato condannato per omicidio la scorsa settimana e condannato all’ergastolo con un minimo di 21 anni.

Il caso aveva già infiammato il dibattito pubblico britannico su razza e polizia, anche perché era stato strumentalizzato dal vicepresidente americano JD Vance, che lo aveva citato come prova di un fallimento legato all’immigrazione. Va ricordato che sia Nowak sia Digwa erano cittadini britannici.

Nei giorni scorsi, durante una protesta per la morte di Nowak, alcuni manifestanti avevano attaccato le forze dell’ordine con sedie e pietre. Diverse persone sono state accusate di violenza pubblica. Nella stessa settimana, a Southampton, un gruppo ha manifestato davanti a un hotel che in passato aveva ospitato richiedenti asilo, con cartelli che recitavano “Illegal Migration Is Destroying Our Civilisation”, ovvero l’immmigrazione clandestina sta distruggendo la nostra civiltà.