Un uomo australiano ha attraversato mezzo mondo e speso circa 34.000 euro per sottoporre il suo cane alla crioconservazione. Il protagonista è Dale Pearce, 44 anni, sviluppatore di videogiochi di Melbourne. La decisione arriva dopo una diagnosi devastante: nel 2017 il suo cane, Neren, si ammala di cancro terminale.

La diagnosi e la ricerca di una soluzione

Pearce, come raccontato su People, aveva adottato Neren quando aveva due anni. Dopo nove anni di convivenza, la diagnosi cambia tutto.

“È stato terribile sentirlo, mi aspettavo ancora diversi anni con lei”, ha raccontato, aggiungendo di non essere “mentalmente preparato” a una perdita così rapida.

Da quel momento inizia una ricerca su possibili soluzioni per “allungare” il tempo insieme. È così che scopre il Cryonics Institute, nel Michigan, a circa 16.000 chilometri dalla sua casa.

Cos’è la crioconservazione e come funziona

La procedura prevede il congelamento del corpo appena dopo la morte a -321 gradi Fahrenheit (circa -196°C), con l’idea che in futuro possa essere:

  • riportato in vita;
  • curato da eventuali malattie.

Pearce spiega la sua visione: “Lo scenario ideale è che io sia ancora vivo tra qualche decennio, oppure che abbia usufruito di terapie per allungare la vita o sia stato congelato anch’io e poi che io venga riportato in vita prima che lei venga scongelata”.

E aggiunge: “Il modo in cui vedo la criogenia è una questione di probabilità. Se metti un corpo sotto terra, la probabilità che venga riportato in vita è molto bassa, perché servirebbe molta più scienza dopo che è stato decomposto dai microrganismi. Con il congelamento, invece, l’interazione molecolare viene praticamente fermata”.

Il viaggio finale: Australia, Hawaii e Stati Uniti

Prima della procedura, Pearce ha organizzato un viaggio di due settimane con il cane tra Australia, Hawaii e San Francisco.

“Ho scelto una data entro cui dovevamo essere a Detroit e ho organizzato il viaggio partendo da lì”, ha raccontato.

Negli ultimi giorni Neren ha mostrato segni evidenti di stanchezza. “È stato in quegli ultimi giorni che ha iniziato a essere molto stanca e ho capito che era il momento. Non ho avuto la sensazione di star accorciando la sua vita”.

Il cane è stato poi soppresso in una clinica veterinaria vicino alla struttura, per permettere il congelamento immediato.

Un addio sospeso tra speranza e realtà

Pearce descrive quel momento come profondamente ambivalente: “I miei pensieri erano divisi perché, da un lato, pensavo ‘Questa potrebbe essere l’ultima volta che la vedo’, ma dall’altro almeno c’è una possibilità ed è questo che mi dà forza”.

Per lui, il costo è giustificato dalla possibilità, anche minima, di rivedere il proprio animale.

Il parere degli esperti: tra scienza e prospettiva futura

Dennis Kowalski, presidente del Cryonics Institute, invita a non liquidare la criogenia come fantascienza: “Cento anni fa, se morivi, il cuore si fermava e basta, ma oggi rianimiamo regolarmente le persone con la defibrillazione cardiaca”.

E aggiunge: “Riuscite a immaginare cosa avrebbe pensato qualcuno 60 anni fa se gli avessero detto che si può rimuovere un cuore da un cadavere e trapiantarlo in un’altra persona, permettendole di vivere per altri 34 anni?”.

Poi il riferimento culturale: “Avrebbero detto che sembra Frankenstein di Mary Shelley, e invece oggi è routine e molte persone sono vive grazie a questo”.

La conclusione è netta: “Stiamo combattendo una battaglia importante. Si tratta di amore per la famiglia, per gli amici. Credo sia un tentativo etico salvare chi amiamo”.