Chiara Poggi, nuova svolta sul DNA: “Piena concordanza” con la linea paterna di Andrea Sempio. Una nuova perizia riapre il caso Garlasco: dubbi, limiti e ipotesi su un profilo genetico “non consolidato”.
Il 13 agosto 2007, a Garlasco, in provincia di Pavia, Chiara Poggi veniva trovata morta nella villetta di famiglia. Un caso che ha scosso l’opinione pubblica italiana e che, dopo anni di processi, condanne e archiviazioni, da mesi è tornato al centro dell’attenzione mediatica.
Una recente analisi biostatistica firmata da Denise Albani, genetista del gabinetto di polizia scientifica e perita nominata dalla gip di Pavia Daniela Garlaschelli, ha evidenziato una “piena concordanza” tra un profilo genetico rinvenuto nel 2007 sulle unghie di Chiara e la linea paterna dell’indagato Andrea Sempio.
Un elemento che potrebbe cambiare il corso dell’inchiesta, ma che allo stesso tempo apre una serie di interrogativi sul valore scientifico, giuridico e investigativo di quanto rilevato.
Il DNA sulle unghie e la compatibilità con Sempio
La perizia di Denise Albani, spedita in via ufficiale via PEC ai consulenti delle parti e alla Procura, conclude che l’aplotipo Y trovato sulle unghie della vittima è compatibile con quello della famiglia Sempio.
Nello specifico, si tratta di una concordanza su 12 marcatori su 16, secondo il kit biostatistico utilizzato dalla perita. Questo dato, benché non identifichi in modo univoco una persona, riduce la popolazione compatibile a un numero molto ristretto di individui legati per linea maschile.
Secondo quanto riportato da Il Corriere della Sera, La Repubblica e Il Messaggero, il risultato – anche se preliminare – potrebbe rappresentare una svolta significativa. L’amico di gioventù di Marco Poggi, Andrea Sempio, oggi 38enne, torna così al centro del caso dopo che nel 2017 era stato archiviato come “non indagabile” per mancanza di elementi probatori.
Una nuova valutazione biostatistica: tra limiti e possibilità
Tuttavia, la stessa genetista mette in guardia da interpretazioni affrettate. L’aplotipo Y è un cromosoma trasmesso per via paterna, quindi condiviso da tutti i maschi della stessa linea familiare.
«L’aplotipo non è di per sé identificativo», ha affermato Albani durante l’incidente probatorio del 26 settembre scorso. «Non potrò mai dire, e ci tengo a sottolinearlo, che quel profilo è di Tizio, perché è proprio concettualmente sbagliato».
Secondo la perita, l’unica cosa certa è che il DNA rilevato indica un contesto familiare di appartenenza, non una persona specifica.
Inoltre, i profili ottenuti sono “non completi” e derivano da un materiale degradato, parziale e misto. Alcuni marcatori – elementi fondamentali per l’identificazione – mancano.
La posizione della difesa: dati non forti e rischio di trasferimento
La difesa di Andrea Sempio, rappresentata dai legali Angela Taccia e Liborio Cataliotti, insieme ai consulenti Armando Palmegiani e Marina Baldi, ha preso posizione netta sulla perizia.
Secondo il team difensivo, si tratta di dati “non particolarmente forti”, derivanti da un DNA degradato e non consolidato, per di più con un potenziale trasferimento indiretto.
La traccia genetica potrebbe essere finita sulle unghie di Chiara non per contatto diretto durante l’omicidio, ma in un momento precedente, tramite oggetti o superfici comuni frequentate da Sempio in occasione delle sue visite alla casa della famiglia Poggi.

Chiara Poggi
I dubbi dei consulenti della famiglia Poggi
Anche i consulenti della famiglia Poggi esprimono forti perplessità sulla solidità dei risultati.
Richiamano l’analisi precedente del genetista Francesco De Stefano, che, undici anni fa, definì quello stesso DNA “non consolidato” e scientificamente inattendibile.
Proprio sulla base di quell’analisi, nel 2017, l’allora procuratore aggiunto Mario Venditti (oggi sotto indagine per corruzione in atti giudiziari) chiese e ottenne l’archiviazione del fascicolo su Sempio.
Secondo i consulenti della famiglia, se quei dati erano parziali e non utilizzabili allora, non possono diventare validi oggi, anche se reinterpretati con metodi biostatistici aggiornati.
Una prova non definitiva, ma da discutere
Denise Albani ha chiarito anche durante l’udienza che l’analisi non può portare a una identificazione certa, ma può contribuire a una valutazione contestuale.
«Ritengo comunque che per chiudere il cerchio sia opportuno… che non si possa ignorare totalmente il fatto che ci siano dei profili che comunque dei numeri li portino», ha dichiarato la genetista, riconoscendo però che questi numeri non sono consolidati né supportati da tecniche interpretative sufficientemente robuste.
Ha inoltre ricordato che le analisi sul cromosoma Y, specie se misto, non sono ancora diffuse né scientificamente mature quanto quelle sui profili autosomici.
Udienza del 18 dicembre: nodo da sciogliere su quel DNA
Il prossimo passaggio cruciale dell’inchiesta è fissato per il 18 dicembre a Pavia, quando la perizia definitiva di Albani sarà al centro di un’udienza decisiva.
In quella sede, le parti discuteranno come e perché la traccia genetica compatibile con la linea paterna di Sempio si sia ritrovata sulle unghie di Chiara Poggi.
Due le ipotesi in campo:
- Contatto diretto durante l’omicidio.
- Trasferimento indiretto da un oggetto o superficie.
Entrambe le possibilità sono al momento considerate, ma nessuna ha un riscontro pienamente dimostrabile con gli strumenti attuali.
Cos’è l’aplotipo Y e perché non identifica una persona specifica
L’aplotipo Y è una sequenza di marcatori genetici presenti sul cromosoma Y, che viene trasmesso esclusivamente per via paterna da padre a figlio maschio senza ricombinazione. In genetica forense, questo tipo di analisi è particolarmente utile nelle tracce miste (come quelle trovate sotto le unghie) per isolare la componente maschile del DNA. Tuttavia, a differenza del profilo genetico standard degli autosomi, l’aplotipo Y non può identificare un singolo individuo: esso è condiviso da tutti i maschi della stessa linea paterna, inclusi padre, fratelli, zii paterni, cugini maschi e persino parenti più lontani. Nel caso Garlasco, la concordanza su 12 marcatori su 16 tra il DNA trovato sulle unghie di Chiara e la famiglia Sempio restringe il campo dei sospettati a un gruppo familiare molto ristretto, fornendo una preziosa valenza investigativa piuttosto che una prova identificativa assoluta. La stessa perita Albani ha chiarito durante l’incidente probatorio che “non potrò mai dire che quel profilo è di Tizio, perché è proprio concettualmente sbagliato”, sottolineando come questo tipo di analisi indichi un contesto familiare di appartenenza ma non una responsabilità penale diretta.
Il delitto di Garlasco
Chiara Poggi, 26 anni, viene trovata morta nella villetta di famiglia a Garlasco (Pavia) dal fidanzato Alberto Stasi, che avverte immediatamente i carabinieri. La giovane è stata colpita alla testa con un oggetto contundente mai ritrovato, probabilmente un martello, e il corpo giace sulle scale della cantina ricoperto di sangue. Le prime indagini si concentrano sull’assenza di segni di effrazione e sul fatto che l’allarme fosse disinserito. Stasi, unico presente sulla scena, diventa il principale sospettato. Nonostante due assoluzioni in primo e secondo grado (2009 e 2011), nel 2015 la Cassazione annulla la sentenza e Stasi viene condannato definitivamente a 16 anni per omicidio.
Lo sapevi che…?
Il DNA Y, a differenza di quello mitocondriale, viene trasmesso esclusivamente per linea paterna. Viene utilizzato nei test di paternità e nelle indagini genealogiche, ma non può identificare una persona in modo univoco, poiché viene condiviso da tutti i maschi appartenenti allo stesso ramo familiare.
FAQ – Domande frequenti sul caso Garlasco e la nuova perizia
Il DNA trovato sulle unghie di Chiara Poggi è di Andrea Sempio?
No. Il DNA è compatibile con la linea paterna di Sempio, ma non permette l’identificazione individuale.
Cosa significa “piena concordanza”?
Significa che i dati genetici trovati coincidono con il profilo familiare maschile dell’indagato, su 12 marcatori su 16, ma non identificano con certezza una persona specifica.
Andrea Sempio è formalmente accusato?
È indagato, ma nel 2017 era già stato archiviato per mancanza di prove. La nuova perizia potrebbe riaprire il caso.
Perché si parla di DNA “non consolidato”?
Perché si tratta di materiale genetico degradato e incompleto, rilevato nel 2007 e non sufficiente, secondo alcuni esperti, a fornire certezze scientifiche.
Qual è il prossimo passaggio dell’inchiesta?
L’udienza del 18 dicembre 2025, in cui la perizia di Albani sarà discussa davanti al giudice a Pavia.






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