Oggi, venerdì 6 marzo, mentre i periti erano già all’interno della casa famiglia di Vasto per avviare la valutazione psicologica sui tre bambini di Palmoli, il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha emesso un’ordinanza che ha stravolto la giornata in pochi minuti.

Catherine Birmingham non potrà più restare nella struttura dove si trovava insieme ai suoi tre figli — una bambina di otto anni e due gemelli di sei — e anche i tre fratelli saranno trasferiti. Quattro mesi dopo il primo allontanamento dal casolare nel bosco abruzzese, i bambini vengono ora separati anche dall’unico genitore con cui avevano continuato a vivere. L’Autorità garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Marina Terragni ha già chiesto la sospensione del provvedimento.

Chi ha chiesto il trasferimento e perché è arrivato oggi

La decisione è stata sollecitata dalla direzione della stessa casa famiglia di Vasto, dove i bambini erano stati accolti dal 20 novembre scorso. Il tribunale ha recepito quella richiesta in forma di ordinanza, emessa — e questa è la circostanza che ha provocato le reazioni più immediate — nel giorno in cui era prevista la perizia psicologica disposta dagli stessi giudici sui tre minori.

A confermare il provvedimento è stato l’avvocato della famiglia, Marco Femminella, poco prima di entrare nella struttura. “C’è un’ordinanza di un tribunale che ha una sensibilità talmente alta che noi abbiamo apprezzato — ha dichiarato visibilmente irritato — che, in pieno svolgimento della consulenza ha deciso di allontanare i bambini e separare la madre”. Ha poi aggiunto: “Probabilmente questa consulenza, avrebbe detto Andreotti, non andava bene come stava andando, così l’abbiamo interrotta”.

Resta al momento incerto se i test psicologici sui minori saranno effettuati nella struttura protetta o in un luogo diverso. La perizia era programmata per oggi e domani, sabato 7 marzo, con la consulente tecnica d’ufficio nominata dal tribunale, la psichiatra Simona Ceccoli, e il perito di parte indicato dalla difesa, lo psichiatra Tonino Cantelmi.

I periti di parte: “Un’escalation di gravità enorme e assurda”

La psicologa Marina Aiello, del team di periti della famiglia, ha commentato la decisione con parole che non lasciano spazio a mediazioni: “È una decisione che ci terrorizza. Non ho ancora parlato con i genitori — ha detto entrando nella struttura — siamo qui per fare il colloquio e vedere i bambini. Mi auguro di poterlo fare, questa è la mia speranza. Si tratta di uno sconvolgimento che ha fatto un’escalation di gravità enorme e assurda”.

Il caso della perizia ha già alle spalle una controversia tecnica che non si è ancora chiusa. Nei giorni scorsi, i consulenti di parte Cantelmi e Aiello avevano presentato un’istanza di ricusazione segnalando cinque post pubblicati sui social tra il 23 e il 30 novembre dalla psicologa Valentina Garrapetta, collaboratrice della stessa consulente tecnica Ceccoli incaricata delle perizie sulla famiglia. In uno dei post si leggeva: “La fiaba esotica della famiglia del bosco è finita così: con un casolare gratis, immerso nel verde, offerto come se fosse un premio”; in un altro: “Il tribunale e gli assistenti sociali stanno portando avanti da mesi un delicatissimo e prezioso compito, lasciateci lavorare in pace”. La questione dell’imparzialità della consulenza tecnica è quindi già formalmente contestata, e l’ordinanza di oggi si innesta su questo terreno già accidentato.

La Garante Terragni: “Si rischia di infliggere un ulteriore trauma”

L’Autorità garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Marina Terragni ha preso posizione con una dichiarazione pubblica che mette direttamente in discussione il merito del provvedimento. Ha chiesto che la decisione “venga sospesa” in attesa di “un ulteriore approfondimento medico indipendente”.

Il richiamo della Garante parte da una perizia già esistente: “Qualche settimana fa una perizia indipendente realizzata dalla Asl Lanciano Vasto Chieti aveva già segnalato lo stato di disagio e sofferenza dei minori e indicato come fosse ‘indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari al fine di estinguere i comportamenti di disagio evidenziati dai bambini’. Auspicio scientificamente fondato che non ha invece trovato alcun ascolto”.

Terragni ha aggiunto: “Ci si starebbe anzi muovendo in direzione contraria, infliggendo ai minori l’ulteriore trauma di essere separati, oltre che dal padre, anche dalla madre”. E ha concluso: “In nome del principio inaggirabile del superiore interesse del minore — che è e deve restare sempre e saldamente al centro di questi provvedimenti — auspico un ulteriore approfondimento medico indipendente sulla base di quanto già verificato. Approfondimento atto a verificare le possibili conseguenze di questo trasferimento-separazione sulla salute dei tre bambini”.

La posizione è netta: la Garante non contesta il merito del procedimento nel suo complesso, ma ritiene che il trasferimento senza la madre possa produrre effetti contrari al benessere dei bambini che lo stesso tribunale è tenuto a tutelare.

Perché il tribunale aveva disposto l’allontanamento a novembre

Il procedimento ha origine da una segnalazione sanitaria del settembre 2024. Quando un bambino arriva in ospedale per una possibile ingestione di sostanze tossiche, il personale medico è obbligato per legge a segnalare il caso alla Procura, e se emergono indizi di incuria o abbandono, deve informare il procuratore presso il Tribunale per i minorenni. La segnalazione non è discrezionale: la mancata comunicazione può comportare responsabilità penale.

L’ordinanza cautelare del novembre 2025 non si è basata sul diritto all’istruzione, ma sull’articolo 2 della Costituzione: la scelta di vita dei genitori, secondo i giudici, rischiava di ledere il diritto dei figli alla vita di relazione, ritenuta “produttiva di gravi conseguenze psichiche ed educative a carico del minore”.

I giudici avevano rilevato che i bambini, nati e cresciuti in Italia, faticavano a interagire con chiunque al di fuori della famiglia, e che durante l’udienza del 28 ottobre 2025 la presenza della madre era stata necessaria perché i figli non parlavano bene l’italiano — circostanza letta dall’ordinanza come indice del loro isolamento.

La difesa ha sempre contestato questa valutazione. La Corte d’Appello dell’Aquila, nel rigettare il reclamo in dicembre, aveva confermato i presupposti del provvedimento ma aveva anche riconosciuto “apprezzabili” i progressi compiuti dai genitori.