Quando un programma come Grande Fratello VIP riparte, non si gioca solo sul cast o sulla regia: oggi conta anche ciò che circola fuori dallo schermo. E mentre Canale 5 prepara il ritorno con un’edizione più “compressa” e ritmata, il nome di Alfonso Signorini, ex conduttore del format, resta legato a una vicenda giudiziaria che chiama in causa piattaforme e tutela della reputazione.
Intorno alla metà di marzo Grande Fratello VIP tornerà in prima serata su Canale 5 con Ilary Blasi alla conduzione. Mediaset ha descritto la prossima edizione come un progetto con format rinnovato, ritmi più intensi e una durata complessiva diversa: il programma andrà in onda per sei settimane.
Lo sviluppo e la produzione saranno curati da Endemol Shine Italy, con l’obiettivo dichiarato di costruire un Grande Fratello “con un approccio nuovo” senza perdere l’identità del format. La scelta di una stagione più breve indica una direzione chiara: concentrare la narrazione, evitare dispersioni, spingere l’attenzione puntata sull’evento settimanale.
Cosa cambia davvero per il pubblico
Un ciclo di sei settimane e “ritmi più intensi” spostano l’equilibrio: meno tempo per far sedimentare dinamiche lente, più pressione su prove, relazioni e colpi di scena. In pratica, il racconto si avvicina a un prodotto “ad alta frequenza” emotiva, pensato per competere in un prime time dove la soglia di attenzione si misura anche fuori dalla tv, tra clip, commenti e rimbalzi social.
Il “caso Signorini” e l’offensiva legale sulle piattaforme: perché riguarda anche un reality
Nel frattempo, attorno ad Alfonso Signorini — al centro di un’indagine su un presunto sistema illecito denunciato da Fabrizio Corona — i suoi difensori, gli avvocati Domenico Aiello e Daniela Missaglia, hanno diffuso una nota durissima sul tema della circolazione online di contenuti ritenuti illeciti e sulle responsabilità delle piattaforme.
Le parole dei legali
“Siamo decisamente soddisfatti” che la Procura di Milano “ha aperto una indagine nei confronti dei vertici di Google Ireland e Italia per il reato di ricettazione, e per concorso in diffamazione. Chiederemo identico intervento contro Youtube, Meta e Tik tok“.
Lo sostengono, in una nota, gli avvocati del conduttore: “Non è possibile, neanche per i colossi del web, limitare l’accesso alle tutele o alle azioni giudiziarie di fronte ad azioni illecite di tale gravità. Questi operatori macinano ricavi superiori al nostro Pil, e pretenderebbero attraverso strutture societarie complesse e l’imposizione all’utente di forme rigorose di segnalazione delle pubblicazioni illecite, di rendere difficoltoso se non inaccessibili ogni legittima richieste di verifica e rimozione di notizie false o documenti acquisiti illecitamente. Ogni tentativo di corrispondenza con questi signori assume toni dilatori e pilateschi, spesso si rinvia a procedure o interlocutori di comodo. E intanto il danno come i ricavi aumentano giorno dopo giorno”.
“Queste multinazionali compiono una scelta precisa nell’organizzare il proprio modello industriale, preferiscono assumere consapevolmente il rischio di coinvolgimento nelle condotte criminose di soggetti spregiudicati e pregiudicati, come nel nostro caso, piuttosto che dedicare tempo adeguato e investire risorse importanti per riscontrare adeguatamente e tempestivamente le numerose richieste di oscurare contenuti lesivi dei diritti altrui. In alcuni casi, si rovinano reputazioni in altre si distrugge la vita alle persone”, aggiungono i legali.
Il web, come dimostrano i numeri di visualizzazioni di ‘Falsissimo‘, sono “uno strumento a disposizione dei malintenzionati, letale, criminogeno, che si vuole ad ogni costo deresponsabilizzato. Anche dopo precise e documentate richieste di rimozione e oscuramento” si legge nella nota dei legali.
E ancora: “I numeri sono dalla loro parte, a fronte di miliardi di flussi e inserzioni quotidiane, produttivi di ricavi e utili fantasmagorici, perché preoccuparsi di investire parte importante di questi utili in un apparato etico che impedisca in tempo reale la pubblicazione di contenuti lesivi e illeciti. Nel nostro caso nulla è accaduto anche dopo l’ennesima richiesta, è stato pure ignorato un preciso provvedimento del giudice civile, si è preferito tenere tutto in rete e continuare a macinare ricavi e a liquidare percentuali all’autore degli illeciti”. Per i difensori di Signorini “addirittura si continua a fornire un palcoscenico senza controlli o condizioni, come se niente fosse accaduto, consentendo reiterazione delle medesime condotte e aggravamento degli effetti del reato. È Inaccettabile. È criminale”.






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