La guerra che si sta estendendo nel Golfo Persico sta già producendo effetti diretti sulle rotte energetiche mondiali. Nelle ultime ore il traffico di petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz – passaggio marittimo da cui transita circa un quinto del petrolio globale – è crollato di circa il 90%, mentre circa 200 navi cisterna restano ferme nel Golfo in attesa di capire se il passaggio tornerà sicuro.
Contemporaneamente il fronte militare tra Israele e Hezbollah lungo il confine libanese continua a intensificarsi: il Ministero della Sanità di Beirut segnala 77 morti e 527 feriti dall’inizio della nuova fase del conflitto, mentre nuove sirene di allarme sono tornate a suonare nel nord di Israele dopo lanci di razzi dal Libano.
Questa combinazione – scontri armati diretti, attacchi nel Golfo e blocco delle rotte petrolifere – indica che la crisi mediorientale non è più circoscritta a un singolo teatro militare. La guerra si sta muovendo lungo due assi paralleli: il fronte terrestre tra Israele e Hezbollah e quello strategico nel Golfo Persico, dove infrastrutture energetiche, basi militari e traffico commerciale sono diventati bersagli potenziali. In questo contesto si inseriscono anche le segnalazioni di esplosioni a Doha, l’attivazione di sistemi di difesa aerea sopra il Qatar e le manovre diplomatiche delle principali potenze, che tentano di evitare un blocco prolungato delle forniture energetiche globali.
Frontiera nord di Israele: nuovi lanci di razzi e allerta continua
Sul terreno, la linea di confine tra Israele e Libano resta il punto più caldo della crisi.
Nelle ultime ore sono state attivate nuove sirene di allarme nel nord di Israele dopo un attacco con razzi lanciati da Hezbollah. L’allerta rossa è scattata lungo l’intero confine libanese; secondo le prime informazioni, non ci sarebbero segnalazioni immediate di impatti o vittime.
La nuova escalation rientra nella fase di guerra iniziata il 2 marzo scorso, quando Hezbollah ha avviato una serie di attacchi missilistici contro Israele in risposta all’uccisione della guida suprema iraniana Ali Khamenei durante le operazioni militari statunitensi e israeliane contro Teheran.
Israele ha reagito con bombardamenti su Beirut e su diverse aree del Libano meridionale, provocando decine di morti e spingendo oltre 80 mila persone a lasciare le proprie case, secondo i dati del governo libanese.
Esplosioni nel Golfo e difesa aerea attiva su Doha
Parallelamente alla guerra sul fronte israelo-libanese, il conflitto regionale coinvolge ovviamente anche il Golfo Persico.
Nelle ultime ore sono state segnalate esplosioni a Doha, in Qatar, mentre sistemi di difesa aerea sono stati attivati sopra la città. Secondo diverse segnalazioni sul terreno, colonne di fumo sono state osservate nella parte occidentale della capitale qatariota.
Arabia Saudita e il nodo della sicurezza energetica
In questo scenario l’Arabia Saudita ha aumentato il flusso di greggio trasportato attraverso il proprio oleodotto sul Mar Rosso, portando le esportazioni a 2,5 milioni di barili al giorno. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz e mantenere attive le forniture internazionali di petrolio.
Parallelamente Washington ha avanzato l’ipotesi di dispiegare truppe statunitensi nei Paesi del Golfo per proteggere infrastrutture energetiche e terminal petroliferi.
L’idea però non avrebbe trovato sostegno a Riyadh. La posizione saudita è legata anche a un principio religioso e politico interno: il re saudita detiene il titolo di “Custode delle Due Sacre Moschee”, e la presenza permanente di truppe straniere non musulmane vicino a Mecca e Medina è tradizionalmente considerata problematica.
Negli anni Novanta la decisione di consentire la presenza militare americana durante la guerra contro Saddam Hussein provocò una forte tensione interna nel regno.
Francia, Russia e Cina: le mosse diplomatiche
Sul piano internazionale, le capitali cercano di evitare che la crisi degeneri ulteriormente.
La Francia ha concesso agli Stati Uniti accesso temporaneo alle proprie basi militari in Medio Oriente, secondo fonti diplomatiche citate dall’agenzia AFP.
Mosca ha invece proposto un cessate il fuoco temporaneo in tutta la regione e ha dichiarato che la Russia non ha fornito armi all’Iran perché “Teheran non ha richiesto il nostro aiuto”.
Asia in allarme petrolio
Anche l’Asia orientale osserva con crescente preoccupazione la situazione.
La Cina ha ordinato alle principali raffinerie del Paese di sospendere le esportazioni di diesel e benzina, una misura preventiva nel caso in cui il conflitto comprometta ulteriormente le forniture di petrolio dal Medio Oriente.
Le raffinerie giapponesi hanno chiesto al governo di liberare parte delle riserve petrolifere strategiche per compensare eventuali carenze di greggio se il blocco nello Stretto di Hormuz dovesse prolungarsi.
La regione è tra le più dipendenti dal petrolio del Golfo e quindi tra le più vulnerabili agli shock di approvvigionamento.
FAQ
Quante vittime ha causato la nuova guerra tra Israele e Hezbollah?
Il Ministero della Sanità libanese riporta almeno 77 morti e 527 feriti dall’inizio delle operazioni militari.
Perché lo Stretto di Hormuz è così importante?
Attraverso questo passaggio marittimo transita circa il 20% del petrolio mondiale. Qualsiasi interruzione provoca effetti immediati sui mercati energetici.
Quante navi sono attualmente bloccate nel Golfo Persico?
Le stime indicano circa 200 petroliere ferme in attesa di attraversare lo stretto.
Il conflitto coinvolge altri Paesi oltre Israele e Hezbollah?
Sì. Gli attacchi e le operazioni militari coinvolgono indirettamente Iran, Stati Uniti e diversi Stati del Golfo, con implicazioni anche per Europa e Asia.






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