La tensione tra Iran e Stati Uniti resta altissima dopo quasi quattro settimane di guerra, con scambi indiretti ma nessun negoziato ufficiale per fermare il conflitto. Il presidente Donald Trump ha lanciato un avvertimento netto, mentre Teheran ha formalizzato una risposta con condizioni rigide per una possibile tregua.

Trump alza il livello dello scontro

Il presidente americano ha chiesto all’Iran di accelerare su un possibile accordo: “Devono fare sul serio presto, prima che sia troppo tardi, perché una volta che accadrà, non si potrà tornare indietro e non sarà bello”.

Trump ha descritto la situazione militare in termini estremi.

“L’Iran è stato militarmente annientato, senza alcuna possibilità di ripresa”, aggiungendo che starebbe “implorando” un accordo.

Il presidente ha inoltre definito i negoziatori iraniani “molto diversi e ‘strani'”.

Trattative indirette ma nessun dialogo reale

Nonostante i contatti, non esiste un negoziato diretto. I colloqui avvengono tramite intermediari.

Secondo il ministro degli Esteri pakistano: “I colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran avvengono attraverso messaggi trasmessi dal Pakistan, con il supporto anche di Turchia ed Egitto“.

Teheran però respinge l’idea di una trattativa: “Messaggi trasmessi attraverso Paesi amici e le nostre risposte, o gli avvertimenti necessari, non si possono definire negoziati o dialogo”.

La linea iraniana resta rigida: “Al momento la nostra politica è continuare la resistenza e difendere il Paese, e non abbiamo intenzione di negoziare”.

La risposta ufficiale dell’Iran: le condizioni per la fine della guerra

L’Iran ha inviato formalmente la propria risposta alla proposta americana in 15 punti.

Secondo quanto riferito dall’agenzia Tasnim: “La replica è stata ufficialmente inviata attraverso gli intermediari e ora Teheran è in attesa di una risposta”.

Le richieste iraniane sono precise e strutturate.

Tra i punti centrali:

  • cessazione degli atti aggressivi;
  • garanzie concrete contro nuove guerre;
  • risarcimenti e riparazioni;
  • chiusura dei fronti regionali, incluso il coinvolgimento di Hezbollah;
  • riconoscimento della sovranità sul Stretto di Hormuz.

Teheran insiste su quest’ultimo punto: “La sovranità sullo Stretto di Hormuz è un diritto naturale e legale e continuerà a esserlo”.

Diffidenza totale verso gli Stati Uniti

Le dichiarazioni iraniane mostrano una sfiducia ormai consolidate: “Le dichiarazioni Usa sui negoziati rappresentano un inganno”, con l’obiettivo di “presentarsi come pacifici, mantenere basso il prezzo del petrolio e guadagnare tempo per preparare una nuova azione aggressiva”.

La posizione si è irrigidita dopo il conflitto: “Se prima della Guerra dei 12 Giorni l’Iran nutriva dubbi sull’esito dei negoziati, dopo il conflitto ha dubbi assoluti sulla volontà americana di negoziare”.

Impatti globali: energia ed economia sotto pressione

Il conflitto sta producendo effetti immediati anche fuori dal Medio Oriente.

Si registrano:

  • carenze di carburante a livello globale;
  • tensioni sui mercati energetici;
  • reazioni di governi e aziende per contenere i danni.

Lo scenario resta instabile e legato all’evoluzione delle trattative.