Dopo il 3-2 tra Inter e Juventus, l’arbitro di Serie A Federico La Penna, che nella partita ha espulso il bianconero Pierre Kalulu – dopo una simulazione dell’interista Alessandro Bastoni – ha formalmente presentato una denuncia alla polizia postale a causa di una serie di minacce di morte rivolte non solo a lui ma anche alla sua famiglia — moglie e due figlie piccole. Tra i messaggi raccolti, frasi come «Ti sparo», «ti ammazzo», «ti veniamo a cercare, sappiamo dove abiti» rientrano tra quelli documentati dalla Procura e inclusi nel fascicolo di denuncia. Alla famiglia, oltre alla raccolta di prove, è stato consigliato dalle forze dell’ordine di rimanere in casa per motivi di sicurezza.

I messaggi di odio online

La denuncia presentata da La Penna raccoglie centinaia di insulti e minacce rivolte all’arbitro sui social media nei minuti e nelle ore successive alla conclusione di Inter-Juventus. Il giudice di gara, oltre alla carriera arbitrale, è anche un avvocato nella vita civile, e per questo ha scelto di documentare sistematicamente i messaggi di odio e di rivolgersi alle autorità competenti con filmati e screenshot delle minacce ricevute.

Il quadro normativo italiano: minacce, stalking e tutela online

Nel diritto penale italiano la minaccia semplice è disciplinata dall’articolo 612 del Codice Penale: chiunque rivolge a un’altra persona una promessa di violenza o pericolo ingiusto può essere punito con reclusione fino ad un anno o con multa se la minaccia è grave o rivolta in modalità specifiche.

Tuttavia, nelle ipotesi più gravi — come nel caso di messaggi reiterati, contenenti frasi di morte o situazioni di pericolo reale — altre disposizioni entrano in gioco.

Cyberstalking e persecuzione online

Nel diritto italiano esiste il reato di atti persecutori all’articolo 612-bis del Codice Penale, noto come stalking. Questa norma punisce comportamenti reiterati di molestia, minaccia e persecuzione che causano un perdurante stato di ansia o di paura, oppure inducano la vittima a modificare le proprie abitudini di vita. In particolare, la legge riconosce circostanze aggravanti se i comportamenti intimidatori avvengono tramite strumenti informatici o telematici, con pene potenziali più severe.

Dato che La Penna ha raccolto una serie di messaggi molesti scritti da utenti diversi sul web, la fattispecie di cyberstalking è rilevante giuridicamente: se provata, può portare a pene che vanno dalla reclusione per mesi a anni e sanzioni aggiuntive a carico degli autori.

Legislazione speciale: arbitri equiparati a pubblici ufficiali

A partire da giugno 2025 il Parlamento e il Governo italiano hanno modificato il Codice Penale affinché gli arbitri e gli ufficiali di gara sportivi, in tutte le discipline, siano equiparati a pubblici ufficiali ai fini della tutela penale. La ratio di questa legge deriva dall’aumento di attacchi fisici e minacce verbali nei confronti di arbitri e ufficiali di gara: con la nuova formulazione, le minacce, la violenza o l’aggressione contro un arbitro possono essere punite con le stesse pene previste nei confronti di agenti di polizia o pubblici ufficiali, compresa la possibilità di pena detentiva.

La norma è stata motivata anche dal fatto che episodi di violenza e minacce contro arbitri, anche nelle categorie inferiori o dilettantistiche, erano diventati numericamente significativi e con impatto sociale rilevante, spingendo il legislatore a intervenire per disincentivare i comportamenti persecutori e garantire la libertà di esercizio della funzione arbitrale

Le minacce ad Alessandro Bastoni

Alle minacce rivolte a Federico La Penna si sono aggiunte, nelle stesse ore successive a Inter-Juventus, quelle indirizzate anche ad Alessandro Bastoni e alla moglie, con auguri di morte estesi perfino alla figlia del difensore nerazzurro dopo le polemiche per la simulazione e l’episodio che ha portato all’espulsione di Kalulu.

Sul tema è intervenuto il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta, che ha dichiarato: “La nostra posizione è semplicissima, abbiamo notato che c’è stata una presa di posizione mediatica smisurata rispetto a quanto accaduto. Lo stesso giocatore è stato oggetto di una gogna mediatica che va al di là di quanto successo”.

E ancora: “Parliamo di un giocatore di 26 anni, con più di 300 presenze in Serie A, mai protagonista di eventi clamorosi. È un patrimonio della Nazionale e qualcuno mette in dubbio la sua convocazione, è un danno ingiusto. Ci troviamo di fronte a un errore di un giovane, ma chi non è ne ha mai fatti? Se parliamo di simulazioni, se ne parla da cinquant’anni: è un fatto ordinario, non straordinario, sicuramente deprecabile e legato a fattori concomitanti come il braccio di Kalulu e il fischio immediato. Ha sbagliato, lo riconosco, ma l’anno scorso abbiamo perso lo scudetto per un punto e c’è stato un errore riconosciuto in Inter-Roma, non abbiamo fatto polemica. Quest’anno l’Inter è intervenuta in una sola occasione, dopo Napoli-Inter, in cui fu assegnato un calcio di rigore poi dichiarato non giusto. Dobbiamo fare delle riflessioni, dagli arbitri alle società, ai giocatori, fino alla Federazione”.

Infine, sull’attenzione nei confronti dell’Inter: “Perché negli ultimi anni è la squadra più vincente. Se parliamo di simulazioni, voglio ricordare Juventus-Inter del 2021, un rigore a favore della Juventus su palese simulazione di Cuadrado, con arbitro Calvarese. Successivamente sia l’arbitro che gli organi tecnici acclararono che si trattò di palese simulazione e con quella vittoria la Juventus ottenne una qualificazione alla Champions League che vale 60-70 milioni”.