L’Iran rivendica attacchi contro basi militari nel Golfo Persico mentre gli Houthi dichiarano apertamente di essere pronti a entrare in azione.

Attacchi rivendicati a basi in Kuwait ed Emirati

Secondo l’emittente statale iraniana Irib, le forze navali di Teheran avrebbero colpito:

  • la base di Al-Minhad negli Emirati Arabi Uniti;
  • la base aerea di Ali Al Salem in Kuwait.

Gli attacchi sarebbero stati condotti con missili balistici e droni, prendendo di mira hangar e serbatoi di carburante utilizzati da velivoli definiti “americano-sionisti”.

Le autorità di Kuwait ed Emirati Arabi Uniti non hanno rilasciato commenti ufficiali. Le rivendicazioni iraniane non sono state confermate da fonti indipendenti.

Il possibile salto di portata: Diego Garcia nel mirino

Un elemento strategico riguarda la gittata dei missili iraniani. Analisti internazionali ritengono che Teheran possa aver sfruttato tecnologie derivate dal programma spaziale.

Il sistema Simorgh, utilizzato per il lancio di satelliti, potrebbe consentire di colpire obiettivi fino a circa 2.500 chilometri, come la base di Diego Garcia nell’Oceano Indiano.

Secondo Justin Bronk del Royal United Services Institute, questa capacità garantirebbe maggiore distanza operativa “a scapito probabilmente della precisione finale”.

Ucciso il comandante dei droni iraniani

Sul piano operativo, un altro elemento rilevante arriva dal canale saudita Al-Hadath: Saeed Akajani, comandante dell’unità droni delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, sarebbe stato ucciso in un attacco contro la sua abitazione nel nord dell’Iran.

Se confermata, la notizia segnerebbe un colpo diretto a uno dei pilastri tecnologici della strategia militare iraniana.

Israele prepara una nuova fase in Libano

Fonti della sicurezza israeliana indicano un’imminente intensificazione delle operazioni contro Hezbollah: “Ci saranno danni gravi e profondi alla loro capacità di lanciare razzi e missili”.

L’obiettivo dichiarato resta quello di spingere il gruppo oltre il fiume Litani. Parallelamente, fonti politiche parlano di un conflitto con l’Iran destinato a durare almeno altre due settimane.

Gli Houthi: “Pronti a intervenire”

Nel quadro dell’escalation entra ora un nuovo attore diretto. In un’intervista all’Adnkronos, Nasr al-Din Amer, vice capo dell’Autorità per i media degli Houthi, ha dichiarato: “Per quanto riguarda le opzioni militari, stiamo monitorando attentamente la situazione sul campo e gli sviluppi. Siamo pronti a intervenire e il nostro popolo, il nostro esercito e tutti i settori della nostra società sono al massimo livello di prontezza e preparazione, anzi, desiderosi di affrontare questi nemici criminali”.

E ancora: “All’interno del Paese serpeggia un malcontento popolare e si levano le voci delle persone, chiedendo un intervento rapido. Tuttavia, saranno le valutazioni e gli sviluppi a determinare in ultima analisi il nostro corso d’azione”.

Le dichiarazioni indicano una disponibilità concreta all’intervento, pur senza una tempistica definita.

Il nodo Bab al-Mandeb e il rischio sul Mar Rosso

La possibile entrata in azione degli Houthi si lega direttamente al controllo delle rotte marittime. L’Iran, secondo fonti vicine ai Guardiani della Rivoluzione, valuta misure drastiche in caso di attacco all’isola di Kharg.

Tra le opzioni:

  • blocco dello Stretto di Bab al-Mandeb;
  • operazioni nel Mar Rosso;
  • attacchi a infrastrutture energetiche.

La fonte parla di risposte “senza precedenti” rispetto alle ultime settimane.

Kharg e il possibile shock energetico

L’isola di Kharg rappresenta uno dei principali hub petroliferi iraniani. Un attacco a questa struttura potrebbe:

  • interrompere temporaneamente la produzione;
  • generare ritorsioni regionali;
  • aumentare la pressione sui mercati globali

Secondo le stesse fonti, un’eventuale operazione militare statunitense potrebbe comportare perdite “senza precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale”.