L’Iran ha dichiarato di aver mobilitato oltre un milione tra soldati e volontari per contrastare una possibile invasione terrestre degli Stati Uniti. Il dato arriva da fonti militari citate dall’agenzia Tasnim: quindi, non più solo missili e attacchi mirati, ma preparativi per una guerra di terra. L’impatto è diretto anche sull’Europa, perché una escalation militare nello Stretto di Hormuz può colpire energia, inflazione e commercio.

Secondo le autorità iraniane, la prospettiva di un’offensiva americana ha generato una “ondata di entusiasmo” tra la popolazione, con migliaia di persone che si sarebbero offerte volontarie per difendere il Paese (almeno così sostiene la propaganda del regime). L’obiettivo è creare quello che viene definito un “inferno storico per le truppe americane”.

Le parole dei vertici militari: “La guerra di terra sarà più costosa”

Il comandante delle forze terrestri iraniane, il generale Ali Jahanshahi, ha lanciato un avvertimento diretto: “La guerra di terra sarà più pericolosa e costosa per il nemico”.

Ha poi aggiunto: “Tutti i movimenti del nemico al confine sono monitorati e siamo pronti a qualsiasi scenario”.

Trump e l’ultimatum sullo Stretto di Hormuz

Il presidente americano Donald Trump continua a esercitare pressione su Teheran affinché riapra lo Stretto di Hormuz. Washington ha minacciato:

  • attacchi alle infrastrutture energetiche;
  • operazioni militari terrestri.

se il traffico marittimo non verrà ripristinato completamente.

Una fonte militare iraniana ha risposto con parole nette: “Gli Stati Uniti vogliono aprire lo Stretto di Hormuz con tattiche suicide e autodistruttive; va bene così. Siamo pronti sia all’attuazione della loro strategia suicida sia a mantenere lo stretto chiuso”.

Diplomazia contestata e preparativi militari USA

Trump ha sostenuto che i colloqui tra Washington e Teheran siano in corso, Tuttavia, le autorità iraniane negano qualsiasi negoziato diretto.

Secondo fonti iraniane, l’ipotesi di trattativa sarebbe stata avanzata dagli Stati Uniti “per guadagnare tempo e preparare nuove azioni nel sud dell’Iran attraverso un’invasione terrestre”.

Nel frattempo, il dispiegamento militare americano continua:

  • circa 50.000 soldati USA già presenti nella regione;
  • possibile invio di 1.000 nuovi militari nei prossimi giorni

Analisti indicano l’isola di Kharg, centro nevralgico dell’industria petrolifera iraniana, come possibile obiettivo strategico di una eventuale operazione terrestre.