Dallo scorso 1° gennaio 2026 sono aumentati i minimi retributivi per colf, badanti e baby sitter. Le nuove tabelle, firmate al Ministero del Lavoro, aggiornano le paghe orarie sulla base dell’indice Istat del costo della vita e del rinnovo contrattuale siglato a novembre 2025. Gli aumenti partono da 46 euro mensili e, per i profili più qualificati, superano i 1.400 euro al mese.

La retribuzione oraria della colf (livello B) sale da 6,68 a 7,01 euro. Le badanti e baby sitter (livello BS) passano da 7,10 a 7,45 euro. L’assistenza a non autosufficienti (livello CS) arriva a 8,91 euro l’ora.

Come funzionano gli aumenti

La Commissione preposta, riunita presso il Ministero del Lavoro, ha aggiornato le tariffe applicando:

  • L’indice FOI Istat sul costo della vita (art. 38 CCNL);

  • L’incremento salariale previsto dal rinnovo contrattuale (art. 55);

Le nuove tabelle sono state sottoscritte da Fidaldo, Domina, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs e Federcolf.

Gli importi sono retroattivi e si applicano anche alle retribuzioni già corrisposte nel mese di gennaio 2026.

Gli importi nel dettaglio

Nel concreto, gli aumenti riguardano tutti i livelli contrattuali. Per le colf inquadrate al livello B, la paga oraria passa da 6,68 euro a 7,01 euro, con un incremento di 33 centesimi. Le badanti che assistono persone autosufficienti e le baby sitter (livello BS) vedono salire la retribuzione da 7,10 euro a 7,45 euro l’ora, pari a un aumento di 35 centesimi.

L’incremento più consistente interessa il livello CS, relativo all’assistenza a persone non autosufficienti: la paga oraria cresce da 8,49 euro a 8,91 euro, con un aumento di 42 centesimi. Nel caso di rapporto di lavoro in convivenza per lo stesso livello CS, l’aumento medio mensile è pari a 55,98 euro, portando la retribuzione complessiva a 1.193,84 euro al mese, oltre alle indennità di vitto e alloggio previste dal contratto collettivo.

Perché questo aggiornamento cambia il settore

L’adeguamento serve a mantenere il potere d’acquisto dei lavoratori domestici in linea con l’inflazione.

Alfredo Savia, presidente di Nuova Collaborazione, sottolinea: «L’aggiornamento dei minimi retributivi serve a tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori e a mantenere le retribuzioni allineate alla realtà economica. Questo intervento si inserisce nel quadro del contratto collettivo, che resta il punto di riferimento per garantire diritti, tutele e regole certe sia ai lavoratori sia alle famiglie datrici di lavoro, favorendo rapporti regolari e stabili nel settore domestico. Ma c’è anche un valore più profondo: il lavoro di cura sostiene ogni giorno il welfare delle famiglie italiane, risponde ai bisogni di assistenza di molti anziani non autosufficienti e supporta i genitori nella conciliazione tra responsabilità familiari e lavoro. Riconoscerlo sul piano economico e contrattuale significa, prima di tutto, riconoscerne la funzione sociale e il contributo concreto alla tenuta del nostro sistema di welfare».

Attenzione: non sempre la busta paga aumenta

Fidaldo precisa che si tratta di minimi retributivi contrattuali. Non in tutti i casi gli importi si traducono automaticamente in aumenti netti.

Molti lavoratori percepiscono già superminimi che possono assorbire gli adeguamenti dei minimi contrattuali.

Questo significa che il beneficio pieno riguarda soprattutto chi era inquadrato esattamente ai minimi tabellari.

Aumenta il costo per le famiglie datrici di lavoro

L’aggiornamento tutela il lavoratore, ma aumenta il costo per le famiglie datrici di lavoro. In un contesto di invecchiamento della popolazione e crescente domanda di assistenza domiciliare, la sostenibilità economica per le famiglie resta un nodo aperto. Il lavoro domestico regolare resta uno dei pilastri silenziosi del welfare italiano.

Impatto macroeconomico

Il lavoro domestico coinvolge oltre 800 mila lavoratori regolari in Italia. L’adeguamento dei minimi:

  • rafforza la contrattualizzazione;

  • riduce il rischio di lavoro nero;

  • stabilizza il settore in vista di una domanda crescente.

Il CCNL resta lo strumento centrale di regolazione.

FAQ

Da quando entrano in vigore gli aumenti?
Dal 1° gennaio 2026, con effetto retroattivo.

Quanto aumenta una colf?
Da 6,68 a 7,01 euro l’ora.

Quanto guadagna una badante per non autosufficienti?
8,91 euro l’ora.

Tutti riceveranno un aumento?
No, se già percepiscono un superminimo superiore ai nuovi minimi.

Fonti