Settantadue giorni separano il calcio d’inizio dei Mondiali 2026 da oggi, eppure la 48ª squadra che prenderà posto in un girone da Los Angeles a Seattle non si conosce ancora. Non dipende da sorteggi, ranking o spareggi già disputati. Dipende da una guerra. La contesa militare tra Stati Uniti e Iran, che ha ridisegnato l’equilibrio del Golfo Persico nelle ultime settimane, si è insinuata fino alle stanze di Zurigo dove ha sede la FIFA, e ora potrebbe riscrivere il finale della corsa ai Mondiali per l’Italia.

La data da cerchiare sul calendario è il 12 maggio 2026: entro quel giorno, la federazione calcistica iraniana dovrà comunicare ufficialmente se la nazionale di Teheran scenderà in campo negli Stati Uniti. Se la risposta sarà no, si aprirà una delle partite più anomale della storia recente del calcio internazionale.

L’Iran è qualificato al Mondiale. Ha un girone assegnato — il gruppo G — con partite fissate a Los Angeles contro Nuova Zelanda e Belgio, e a Seattle contro l’Egitto. Il problema è che quelle città si trovano in territorio americano e gli USA sono il paese che ha condotto attacchi aerei su Teheran. Il ministro dello Sport iraniano Ahmad Donyamali è stato esplicito con l’agenzia Anadolu: la richiesta di spostare le partite in Messico è ancora sul tavolo, ma la FIFA l’ha respinta. La presidente messicana Claudia Sheinbaum lo ha confermato pubblicamente: il trasferimento delle sedi avrebbe richiesto, secondo la FIFA, uno sforzo logistico insostenibile. Aggiungendo poi un secondo ostacolo di natura tecnica: se l’Iran avesse raggiunto gli ottavi di finale, il problema delle sedi si sarebbe ripresentato identico.

Cosa dice il regolamento e quanto conta davvero il ranking

L’articolo 6.7 del regolamento della Coppa del Mondo 2026 stabilisce che, in caso di ritiro o esclusione di una nazionale qualificata, sarà la FIFA a decidere come procedere “a propria esclusiva discrezione”. Non esiste una graduatoria automatica, non esiste un obbligo di selezionare una squadra della stessa confederazione. La FIFA può fare quello che ritiene opportuno e questo margine amplissimo è esattamente l’elemento che alimenta tutte le ipotesi circolate nelle ultime due settimane.

L’Italia occupa attualmente il 12° posto nel ranking FIFA, risultando la prima tra le nazionali escluse dai Mondiali. Un dato che i sostenitori del ripescaggio azzurro citano spesso, ma che non produce alcun automatismo regolamentare. La logica sportiva più immediata, quella che i tecnici della FIFA tendono a seguire, suggerisce un sostituto asiatico: la prima opzione, la più probabile secondo gli osservatori, prevede il ripescaggio degli Emirati Arabi Uniti – eliminati dall’Iraq nell’ultimo spareggio continentale – per mantenere invariata la proporzione tra confederazioni.

Eppure lo scenario si è complicato proprio perché l’Iraq, superando la Bolivia per 2-1, ha guadagnato sul campo il nono posto asiatico già preventivato. Il successo dell’Iraq garantisce all’Asia i posti previsti all’inizio delle qualificazioni, senza sottrarne altri alla propria confederazione. Il paradosso è questo: in caso di forfait iraniano, il posto vacante non verrebbe sottratto all’Asia perché l’Asia ha già completato la propria quota. Un argomento che apre la porta a soluzioni alternative e il mini-torneo è la più discussa.

Il mini-torneo: sei squadre, un posto, tempi strettissimi

L’ipotesi che circola con più insistenza negli ambienti sportivi è quella di un mini-torneo a sei squadre, che si disputerebbe pochi giorni prima dell’inizio della fase finale dei Mondiali. Le sei nazionali sconfitte nelle finali playoff del 31 marzo sarebbero: Italia, Danimarca, Polonia, Giamaica, Bolivia e Kosovo.

Il format ipotizzato prevede due fasi: un turno preliminare tra le quattro squadre con ranking più basso (Giamaica, Bolivia, Kosovo e una quarta), e l’ingresso delle due teste di serie — verosimilmente Italia e Danimarca — direttamente in semifinale. Le date più plausibili collocherebbero i preliminari intorno all’1 giugno, le semifinali il 4 e la finale il 7 — appena quattro giorni prima del fischio d’inizio del Mondiale, fissato per l’11 giugno con il match inaugurale tra Messico e Sudafrica al Mexico City Stadium.

Ma questa ipotesi — va detto con nettezza — non è stata annunciata ufficialmente. Non esiste una procedura già attivata, né una conferma formale di un super playoff riservato agli esclusi. Il regolamento lascia alla FIFA piena libertà di azione, ma non impone che quella libertà venga esercitata organizzando uno spareggio.

Il contesto italiano aggiunge un’ulteriore complicazione: per partecipare a un simile torneo, l’Italia dovrebbe cancellare le amichevoli già fissate contro Lussemburgo e Grecia e trovare un commissario tecnico in pianta stabile. L’attuale situazione con Silvio Baldini in regime di interim renderebbe lo scenario ancora più delicato sul piano sportivo e organizzativo.