Il caso è esploso nel pieno del Festival. Ditonellapiaga aveva appena festeggiato l’ingresso di “Che fastidio!” nella top5 della prima serata, secondo il voto della Sala Stampa. L’entusiasmo è durato, però, poche ore: una comunicazione ufficiale ha improvvisamente cambiato il clima attorno all’artista.
L’organizzazione di Miss Italia ha contestato formalmente l’uso della denominazione “Miss Italia”, titolo del disco della cantante in uscita il 10 aprile e di un brano contenuto nell’album. La posizione del concorso è netta e viene affidata a una nota ufficiale: “Il concorso Miss Italia contesta l’uso indebito della denominazione ‘Miss Italia’ da parte della cantante Ditonellapiaga, che l’ha utilizzata quale titolo di un proprio brano musicale, nonché dell’album in cui esso è inserito. Il testo della canzone, inoltre, contiene espressioni e giudizi ritenuti lesivi della dignità e dell’onore delle ragazze che partecipano al concorso. Tale condotta risulta gravemente pregiudizievole dei diritti esclusivi connessi alla denominazione ‘Miss Italia’, nonché dell’immagine e della reputazione del Concorso e delle sue partecipanti. Per tali ragioni, il Concorso Miss Italia ha conferito mandato agli avvocati Pieremilio Sammarco e Vincenzo Larocca affinché intraprendano le più opportune azioni giudiziarie volte a inibire l’ulteriore utilizzo della denominazione ‘Miss Italia’ e a ottenere il risarcimento dei danni subiti”.
La replica di Ditonellapiaga: “Parlo di me, non del concorso”
Durante l’incontro con la stampa al Festival, Ditonellapiaga replica con fermezza alla diffida. L’espressione è tesa, la sorpresa evidente. “Miss Italia mi fa causa? Non volevo offendere nessuno, parlo di me. La canzone è ancora inedita e non ne voglio parlare ora a Sanremo 2026”.
L’artista contesta innanzitutto il presupposto della polemica, sottolineando che il brano non è ancora pubblico: “Non capisco perché loro non hanno nemmeno sentito il testo della canzone contenuto nel disco, perché non è uscita, non so cosa possano dire riguardo”.
Poi sposta il discorso sul piano legale e personale, rimarcando la distanza tra la sua intenzione artistica e la lettura data dal concorso: “Io a prescindere da questo penso che sono cose legali, ovviamente non conosco il ‘legalese’, quindi non so cosa succederà a riguardo, credo poi le persone che si devono occupare di questo se ne occuperanno. Ovviamente il senso del disco è il rapporto con i canoni, il rapporto con la perfezione, la bellezza e mi dispiace che sia arrivata questa notizia perché speravo in un po’ di auto-ironia, magari, però, ovviamente questo è il mio spirito, non è quello di tutti, ma detto ciò, io non so, totalmente nulla, quindi appena succederà, appena si calmeranno le acque capiremo”.
La cantante ribadisce che il progetto non nasce come attacco al concorso, ma come riflessione intima sul rapporto con l’immagine: “Volevo dire che anche una donna bellissima può sentirsi disperata e triste e nascondere l’infelicità con il trucco. A mio avviso c’è stata un’interpretazione erronea del testo, ma parlavo di me, del rapporto con me stessa e con la bellezza”.
Visibilmente scossa, aggiunge: “Mi dispiace che abbiano visto malizia, forse a causa della preoccupazione. Probabilmente non hanno la sensibilità per capire che parlo di me e non del concorso. Le ragazze che partecipano a Miss Italia sono ‘disperate’ nel senso che stanno male ma – sottolinea la cantante, a proposito del contesto del brano – parla di me che vivo male la mia bellezza”. E chiude con parole nette: “nessuno ha insultato, non parlo male del concorso” e “non ho detto che chi partecipa a Miss Italia è una sfigata”, conclude..






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