La prima serata del Festival di Sanremo non ha convinto Giancarlo Magalli. Ospite del Covo Rolling Stone, lo spazio che l’edizione italiana del magazine, edita da Urban Vision Entertainment, ha allestito nella città dei fiori, il conduttore ha offerto un’analisi lucida e senza sconti.
“Non era una serata particolarmente attesa. Molti nomi in gara erano sconosciuti ai più, soprattutto al pubblico tipico della Rai. Per sentire un nome davvero familiare bisognava aspettare Patty Pravo”.
Un giudizio che tocca un punto centrale: il rapporto tra cast artistico e pubblico generalista di Rai Uno. Magalli non mette in discussione la qualità delle esibizioni, ma solleva un tema di riconoscibilità e attrattiva. “Sembrava quasi un girone di nuove proposte. Qualcuno è anche bravo e ha fatto una buona performance, ma un conto è la qualità, un altro è la capacità di richiamare il pubblico di Rai Uno. Capisco Carlo Conti, non c’è una generazione di mezzo che va al Festival, quelli che potrebbero accontentare sia i più vecchi che i giovani”.
Troppa luce e pochi comici
Magalli si sofferma anche sugli aspetti tecnici e sugli ospiti: “Dal punto di vista tecnico Sanremo è sempre all’avanguardia ma quest’anno c’è troppa luce, a volte sembra di stare sul Tagadà. Laura Pausini? Mi è sembrata un po’ nervosa, non del tutto serena. Non so se ci sia stata qualche tensione con Conti… Quando metti sul palco una cantante straordinaria come Laura, che è anche un’artista internazionale, ha una reputazione importante da difendere. È naturale che non voglia essere relegata al ruolo di semplice valletta. Can Yaman, invece, è rimasto al suo posto. Ha parlato poco, ma il pubblico si aspettava più che ascoltarlo, voleva vederlo”.
E poi ha aggiunto: “Quello che manca davvero sono i grandi comici. Sono un ammiratore di Andrea Pucci: mi ha sempre fatto ridere. Ogni tanto può dire qualche battuta irriverente, magari un po’ sopra le righe, ma fa parte del suo stile. Che venga accusato addirittura di essere fascista mi è sembrato francamente fuori luogo. Riempie i teatri e si esibisce davanti a un pubblico che lo adora. Perché dovrebbe esporsi al rischio di essere fischiato all’Ariston? Ricordo lo smarrimento negli occhi di Maurizio Crozza mentre guardava il pubblico dell’Ariston che lo trattava con ostilità. Non lo meritava”.
Infine, lo sguardo al futuro dell’edizione in corso. “Ora che Festival sarà? A Sanremo, se parti male è difficile riprendersi. Il pubblico non ama stare dalla parte dei perdenti, e quando si crea un clima negativo è complicato ribaltarlo”.






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