Quante parole servono per trasformare un caso locale in una questione nazionale? In queste ore, a Brescia, ne sono bastate poche: quelle attribuite a un Imam in un servizio televisivo sui matrimoni con minori.

La risposta politica è arrivata subito, con un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Cos’è successo

La vicenda esplode dopo la messa in onda di un servizio di Fuori dal Coro su Rete 4. Nel racconto televisivo, un inviato — fingendosi un cittadino italiano pronto a convertirsi all’Islam — entra in una moschea di Brescia con l’aiuto di un traduttore e raccoglie dichiarazioni sul tema dei matrimoni concordati con minori.

Secondo quanto trasmesso, l’Imam avrebbe affermato che «nell’Islam, dopo i 9 anni, una bambina può sposarsi se i genitori sono d’accordo», aggiungendo che «dopo il primo ciclo mestruale una ragazza è adulta» e che «la moglie è proprietà del marito». Nel servizio si fa riferimento anche alla possibilità di far arrivare in Italia la giovane sposa al compimento dei 18 anni per regolarizzare i documenti.

C’è poi un passaggio chiave: “successivamente, a telecamere visibili, l’Imam avrebbe ritrattato le affermazioni attribuite al Corano”.

Da qui l’interrogazione parlamentare presentata dall’onorevole bresciana Cristina Almici (Fratelli d’Italia), riportata dal Corriere della Sera, per chiedere se il Viminale sia a conoscenza dei fatti e quali controlli siano stati avviati.

L’interrogazione al Viminale e la linea: “In Italia la legge viene prima di tutto”

Nel testo dell’interrogazione, Almici sollecita “accertamenti approfonditi” e non esclude l’adozione di provvedimenti di allontanamento o espulsione verso soggetti stranieri che «sostengano, diffondano o giustifichino l’idea delle cosiddette “spose bambine”», ritenuta incompatibile con l’ordinamento democratico italiano. «In Italia la legge viene prima di tutto», sottolinea la deputata.

Il punto politico, qui, è doppio. Da un lato, c’è la richiesta di capire se ci siano violazioni, incitamenti o condotte che possano configurare interventi di sicurezza o ordine pubblico. Dall’altro, c’è la scelta di usare lo strumento parlamentare per “accendere un faro” su un caso che, almeno per ora, nasce da un servizio televisivo e non da un’inchiesta giudiziaria resa pubblica.

Quando si parla di espulsioni, in Italia la base normativa è nel Testo unico sull’immigrazione: l’espulsione può essere disposta anche “per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato”. Qui il riferimento normativo.

Questa cornice aiuta a capire perché, nel dibattito, ricorrano parole come “allontanamento” ed “espulsione”: sono misure amministrative che richiedono presupposti, valutazioni e atti formali.

La reazione della Lega: la nota di Silvia Sardone e la richiesta di espulsioni

Sul fronte delle reazioni politiche, arriva anche una presa di posizione durissima della Lega. In una nota, Silvia Sardone, vice segretario del partito, afferma:

«Imam che in Italia osano dire che una bambina di 9 anni è una “donna” da sposare non possono restare un minuto di più nel nostro Paese. Quanto è stato trasmesso ieri dalle telecamere nascoste di “Fuori dal Coro” rappresenta un documento drammatico che purtroppo non rappresenta un singolo episodio isolato. Siamo oltre l’estremismo, siamo alla barbarie: chi suggerisce la bontà dei matrimoni con bambine ridotte a proprietà del marito non merita di stare nel nostro Paese. Serve l’espulsione immediata per coloro che nel video hanno espresso dichiarazioni choc sui matrimoni combinati. L’Italia non deve diventare il rifugio di IMAM e predicatori che alimentano l’idea di donne e purtroppo bambine sottomesse. In troppe comunità islamiche radicate nelle nostre città emerge una visione di totale oppressione della donna, trattata come oggetto e merce di scambio. Servono controlli serrati su moschee e centri islamici, chiusura dei luoghi dove si diffondono simili orrori e l’inizio di iter per l’espulsione per chi diffonde visioni incompatibili con la nostra legge e i nostri valori. L’islamizzazione del nostro Paese è sempre più preoccupante, bisogna intervenire al più presto come la Lega sta chiedendo da tempo».

È una dichiarazione che punta dritto su tre richieste: espulsioni, controlli serrati, chiusura dei luoghi ritenuti “incompatibili”. Ma, al di là del tono, la domanda centrale resta la stessa: quali sono i fatti accertati e quali gli strumenti legali realmente applicabili.

Cosa dice la legge italiana su matrimoni e minori

Per capire il nodo, serve una base semplice e verificabile. In Italia, la regola generale è che ci si possa sposare solo a 18 anni. Esiste una deroga limitata: il tribunale può autorizzare il matrimonio a partire dai 16 anni, in presenza di “gravi motivi” e dopo valutazioni specifiche (riferimento: art. 84 del Codice civile).

Questo significa una cosa chiara: l’idea di un matrimonio con una bambina di 9 anni non ha alcuna compatibilità con il diritto italiano. E quando nel dibattito pubblico ricorre la formula spose bambine, l’elemento centrale è proprio l’età e la tutela del minore.

C’è poi un altro tassello: il tema del matrimonio imposto o estorto. L’ordinamento prevede un reato specifico, “Costrizione o induzione al matrimonio”, con pena detentiva, quando ci sono violenza o minaccia (riferimento: Gazzetta Ufficiale – art. 558-bis c.p.).

In altre parole: il diritto italiano non guarda solo al “rito”, ma alla libertà e alla protezione della persona, soprattutto se minore.

Lo sapevi che…?

Lo sapevi che in Italia, in casi eccezionali, un minorenne può sposarsi solo a partire dai 16 anni e solo dopo l’autorizzazione del tribunale, che valuta maturità e motivi? È una procedura rara e molto controllata, pensata proprio per evitare abusi e pressioni. Approfondimento qui.

FAQ: le domande che molti stanno cercando su Google

È legale sposarsi a 16 anni in Italia?

Sì, ma solo in casi eccezionali e solo con autorizzazione del tribunale. La regola generale resta 18 anni.

In Italia esiste un reato per il matrimonio forzato?

Sì. Se una persona viene costretta o minacciata a sposarsi, può scattare il reato previsto dall’art. 558-bis del codice penale.

Il ministro dell’Interno può espellere uno straniero?

Sì, in determinate condizioni e con procedure previste dalla legge, anche per motivi di ordine pubblico o sicurezza.

Una dichiarazione in TV basta per un’espulsione?

No. Servono verifiche, atti formali e valutazioni giuridiche. La politica può chiedere controlli, ma i provvedimenti richiedono presupposti e istruttoria.

Cosa succede ora nel caso di Brescia?

Secondo le fonti riportate, l’interrogazione chiede al Viminale se sia a conoscenza dei fatti e quali verifiche siano state avviate. Gli sviluppi dipendono dagli accertamenti delle autorità competenti.