È ufficiale: Saif al-Islam Gheddafi, figlio del defunto dittatore libico Muammar Gheddafi, è stato ucciso ieri, martedì 3 febbraio, a Zintan (Libia occidentale) durante un attacco armato contro la sua residenza. Aveva 53 anni. La notizia è confermata da fonti libiche, internazionali e dalla sua squadra politica attraverso varie dichiarazioni pubblicate da media globali e locali.
Cosa è accaduto
Secondo diverse ricostruzioni basate su dichiarazioni di familiari e del suo avvocato, un commando di quattro uomini armati ha fatto irruzione nella sua abitazione, disattivando sistemi di sorveglianza e aprendo il fuoco: Saif sarebbe stato colpito a morte in quella che fonti descrivono come un’esecuzione mirata. Non sono ancora chiare le responsabilità dirette né le motivazioni politiche o strategiche alla base dell’attacco.
La Procura libica ha confermato la morte attribuendo il decesso a colpi d’arma da fuoco, mentre le indagini restano in corso per identificare gli autori materiali e chi abbia pianificato l’azione.
Chi era Saif al-Islam Gheddafi
Saif al-Islam, nato a Tripoli nel 1972, era il secondogenito di Muammar Gheddafi e rappresentava un volto di grande rilievo nella Libia post-rivoluzionaria. Educato in Gran Bretagna, dove ha conseguito un dottorato alla London School of Economics, fu visto per anni come il possibile successore del padre, sia per la sua formazione internazionale sia per il ruolo diplomatico svolto in passato.
Nel corso degli anni ha avuto un ruolo chiave nelle negoziazioni internazionali, ad esempio nel dialogo con l’Occidente su armi di distruzione di massa e nelle trattative di compensazione per le famiglie delle vittime dell’attentato del volo Pan Am 103 a Lockerbie.
Sempre descritto come un riformatore, negli anni ha spinto per una nuova costituzione libica e il rispetto dei diritti umani, cercando di ritagliarsi un ruolo politico autonomo dopo le vicende del dopoguerra libico.
Dalla rivoluzione del 2011 alla sua morte
Dopo la caduta di Muammar Gheddafi nel 2011, seguita a una rivolta interna e a un intervento internazionale, la Libia entrò in una fase di conflitto e caos istituzionale. Saif al-Islam fu catturato nello stesso anno da milizie nella regione di Zintan, trattenuto per anni e condannato a morte in contumacia per crimini di guerra, con un mandato di cattura emesso anche dalla Corte Penale Internazionale (CPI) de L’Aia.
Rilasciato nel 2017 grazie a un’amnistia, è rimasto una figura controversa, vivendo sotto protezione per evitare nuovi attentati e tentando in seguito di ricostruire una carriera politica. Nel 2021 si era presentato come candidato alle elezioni presidenziali, ma la sua candidatura fu osteggiata e infine esclusa, riflettendo l’alto livello di tensione politica in un Paese ancora profondamente diviso.
Impatto politico della sua uccisione
La morte di Saif al-Islam non è solo la scomparsa di una figura storica legata alla vecchia leadership libica, ma potrebbe avere ripercussioni sulla fragile situazione politica interna. Pur non esercitando un ruolo istituzionale ufficiale negli ultimi anni, la sua presenza costituiva un riferimento simbolico per alcune fazioni e un elemento di dialogo per altri gruppi di potere.
In un Paese ancora segnato da rivalità tra milizie e istituzioni parallele, l’omicidio riapre interrogativi su chi controlli realmente il territorio e su come le forze armate e le fazioni armate influenzino gli equilibri di potere.
Contesto giudiziario e umanitario
La figura di Saif al-Islam Gheddafi era controversa non solo per la sua discendenza, ma anche per le accuse internazionali a suo carico. La Corter Penale Internazionale lo cercava per crimini contro l’umanità legati alla repressione della rivolta del 2011, mentre le autorità libiche lo avevano condannato a morte in contumacia nel 2015.
FAQ
Chi era Saif al-Islam Gheddafi?
Figlio del leader libico Muammar Gheddafi, figura politica controversa, educata all’estero e una volta considerata possibile successore del padre.
Come è stato ucciso?
Quattro uomini armati avrebbero assaltato la sua casa a Zintan disattivando i sistemi di sorveglianza e aprendo il fuoco, secondo dichiarazioni della sua squadra politica.
Cosa significa per la Libia?
La sua morte rimuove un simbolo storico e potrebbe complicare ulteriormente il difficile processo di stabilizzazione politico e istituzionale del Paese.






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