“Arriveranno decine di uomini a Palermo per garantire la sicurezza. I prefetto di Palermo mi ha aggiornato anche su quelle che sono state le iniziative prese e i provvedimenti adottati. Palermo come sapete ha vissuto delle situazioni di taglio diverso ma non meno preoccupanti che abbiamo già affrontato con le autorità locali nelle scorse settimane. Poi ho preso l’impegno, la città avrà il trattamento che merita. Adesso da qui alla fine dell’anno ci sarà la distribuzione di ulteriori risorse, anche umane. I numeri li vedremo ma arriveranno diverse decine di uomini in aggiunta al turnover”.

Lo ha detto il ministro Matteo Piantedosi a Palermo a margine delle commemorazioni per l’eccidio in cui persero la vita il generale Carlo Aberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo, deceduto alcuni giorni dopo per le ferite mortali riportate.

Il Ministro è arrivato a Palermo per rendere omaggio a Dalla Chiesa che aveva combattuto e vinto il terrorismo e non poteva che essere l’uomo giusto per contrastare Cosa nostra. Gli promisero poteri speciali, quando lo mandarono da prefetto in Sicilia – dove era peraltro già stato nei decenni precedenti – ma poi lo lasciarono solo. E’ così che la sera del 3 settembre 1982 venne assassinato. Era arrivato a Palermo da appena cento giorni, quando la mafia rispose in maniera inequivocabile allo Stato che cercava di combatterla.

Piantedosi, ‘mafia uccide di meno, ma è sempre pervasiva’

“La mafia è cambiata, uccide di meno, ma non per questo è meno pervasiva e meno pericolosa per quelli che sono i nostri valori democratici, perché è una mafia che fa affari che inquina i circuiti legali dell’economia, delle istituzioni. Ci sono delle professionalità che, partendo proprio dal grande impegno di servitori dello Stato come Carlo Alberto dalla Chiesa, hanno sedimentato negli anni una grande professionalità nella lotta alla criminalità. Il paese può vantare da un certo punto di vista anche un’architettura antimafia tra le migliori al mondo”, ha aggiunto  il ministro Matteo Piantedosi.