Sarà Alberto Samonà il nuovo direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este di Tivoli, realtà che gestisce due luoghi-simbolo tra i più prestigiosi del patrimonio culturale italiano. La nomina è stata conferita dal Direttore generale dei Musei Massimo Osanna, sulla base delle valutazioni espresse dalla Commissione incaricata, al termine della selezione internazionale promossa dal Ministero della Cultura per il rinnovo delle direzioni dei musei di seconda fascia.

Un incarico di rilievo, che colloca Samonà alla guida di un istituto autonomo responsabile di due siti riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Villa Adriana, capolavoro dell’architettura romana voluto dall’imperatore Adriano nel II secolo d.C., e Villa d’Este, celebre per i suoi giardini rinascimentali e le scenografiche fontane, rappresentano un punto di riferimento per il turismo culturale internazionale e per la diplomazia culturale italiana.

La scelta del Ministero si inserisce in un più ampio processo di rafforzamento della governance dei musei statali. L’obiettivo è consolidare competenze manageriali e progettualità culturale, con uno sguardo sempre più orientato alla dimensione internazionale.

Un profilo tra cultura, istituzioni e relazioni internazionali

Scrittore e giornalista siciliano, Samonà porta a Tivoli un profilo che unisce visione culturale, esperienza amministrativa e relazioni internazionali. Negli ultimi anni ha operato in contesti di rilievo nazionale: è membro del Consiglio di amministrazione del Parco Archeologico del Colosseo e del Comitato scientifico del Parco Archeologico dell’Appia Antica, dopo un lungo impegno nell’amministrazione del Museo di Villa Piccolo a Capo d’Orlando.

Un passaggio centrale del suo percorso è stato l’incarico di Assessore dei Beni culturali della Regione Siciliana dal maggio 2020 all’ottobre 2022. In quel periodo Alberto Samonà ha promosso interventi strutturali e operazioni di respiro internazionale. Tra queste, l’accordo con il Metropolitan Museum of Art di New York che ha garantito la permanenza definitiva in Sicilia degli “Argenti di Morgantina”, importanti reperti oggi custoditi nel Museo archeologico di Aidone.

Durante il mandato ha avviato progetti di forte impatto. Tra questi, il finanziamento del restauro del Tempio G di Selinunte, con la prevista anastilosi di tre colonne monumentali, e la sottoscrizione della “Carta di Catania”, finalizzata a valorizzare attraverso nuove modalità espositive i beni conservati nei depositi museali. Ha inoltre istituito il “Fondo di Solidarietà”, un meccanismo di redistribuzione delle risorse tra i parchi archeologici siciliani, e promosso una circolare per l’eliminazione delle barriere fisiche e cognitive nei musei dell’Isola.

Nel 2022 ha promosso e portato a compimento il rientro in Grecia del Frammento Fagan dei Marmi del Partenone, reperto custodito per oltre due secoli a Palermo. Un’operazione di cooperazione culturale internazionale che ha rafforzato i rapporti tra Italia e Grecia e che gli è valsa l’onorificenza di Commendatore della Repubblica Ellenica.

La sfida alla guida di Villa Adriana e Villa d’Este

Accanto all’attività istituzionale, Samonà è impegnato in ambito scientifico e progettuale. Fa parte del comitato scientifico de “Le Rotte del Mediterraneo nell’Età del Bronzo” ed è ideatore di un progetto sul rapporto tra Etruschi e Sacro inserito nel dossier di candidatura di “Tarquinia Capitale italiana della Cultura 2028”. Ha inoltre ideato e curato rassegne e progetti di comunicazione in importanti parchi archeologici, tra cui Segesta e Morgantina.

La nuova direzione dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este si affida così a un profilo che coniuga competenze gestionali, progettualità culturale e consolidata esperienza nelle politiche di valorizzazione del patrimonio. La sfida sarà rafforzare l’identità dei due complessi monumentali, ampliare i pubblici e consolidare il ruolo di Tivoli nel circuito culturale internazionale.

La nomina di Samonà rappresenta un passaggio significativo nel percorso di rinnovamento dei musei italiani. Un segnale di continuità nelle politiche di tutela e, al tempo stesso, un’apertura verso nuove strategie di sviluppo e cooperazione culturale.