Un furto fulmineo e brutale ha scosso la comunità di Marineo. Due malviventi hanno fatto irruzione nella chiesa madre dei Santi Ciro e Giorgio, puntando direttamente alla preziosa teca santa custodita all’interno dell’edificio sacro di piazza Sigolene. I ladri, che agivano con il volto parzialmente travisato da cappellini e cappucci per sfuggire al riconoscimento, hanno dimostrato una determinazione criminale non comune, agendo in pieno giorno e con estrema violenza fisica contro le strutture di protezione.

La dinamica del colpo rivela una pianificazione precisa. Gli autori del furto hanno utilizzato un piede di porco per forzare una prima grata di protezione metallica, riuscendo a scardinarla in pochi istanti. Successivamente, armati di una mazza, hanno sferrato colpi violenti contro il vetro antisfondamento della teca fino a mandarlo in frantumi. Attraverso il buco praticato nella vetrata, i criminali sono riusciti ad allungare le mani sugli oggetti preziosi, concentrandosi in particolare sulla mensola centrale dove erano esposti numerosi ex voto in oro, testimonianza della devozione storica dei fedeli marinesi verso i propri santi patroni.

Fortunatamente, il danno al patrimonio sacro sembra essere stato parzialmente limitato: i ladri sono riusciti a sottrarre solo i gioielli contenuti nel ripiano centrale, lasciando il resto della teca intatto. Nonostante ciò, il valore del bottino resta da quantificare e l’inventario è attualmente in corso da parte dei responsabili della parrocchia per stabilire con esattezza quanti e quali monili siano stati portati via. Il colpo ha lasciato un profondo senso di sgomento tra i cittadini, colpiti in uno dei simboli più cari della loro identità religiosa e culturale.

Le indagini sono state immediatamente avviate dai Carabinieri della Stazione di Marineo, supportati dai colleghi del Nucleo operativo della Compagnia di Misilmeri. I militari hanno effettuato i rilievi scientifici sul luogo del furto alla ricerca di tracce biologiche o impronte lasciate dai malviventi durante l’azione. Un contributo fondamentale alle ricerche potrebbe arrivare dalle immagini dei sistemi di videosorveglianza installati nella zona di piazza Sigolene e lungo le vie di fuga, che sono già al vaglio degli inquirenti per tentare di dare un volto e un nome ai responsabili del sacrilegio.