Luce sui beni sottratti alla mafia e destinati alla collettività, ma la trasparenza viaggia ancora a due velocità. È quanto emerge dalla quarta edizione del report nazionale “RimanDATI” di Libera, l’indagine che misura il livello di pubblicazione e accessibilità degli elenchi dei beni confiscati in dote ai Comuni italiani.
Se a livello nazionale si registra un sensibile passo in avanti nell’adempimento degli obblighi di trasparenza, la Sicilia continua a mostrare ombre importanti, posizionandosi al di sotto della media italiana per qualità e fruibilità delle informazioni.
Il quadro nazionale: crescono i Comuni virtuosi
A livello nazionale, su 1.174 Comuni destinatari di immobili sottratti alle mafie, 938 (il 79,8%) pubblicano regolarmente l’elenco sul proprio sito istituzionale. Si tratta di un incremento del 15% rispetto alla rilevazione precedente.
La mappa della trasparenza evidenzia tuttavia una frattura geografica:
- Nord Italia: 88,5% di enti adempienti;
- Centro Italia: 77,8% di enti adempienti;
- Sud e Isole: 75% di enti adempienti.
La situazione in Sicilia: 51 Comuni ancora fuorilegge
Focalizzando l’attenzione sull’Isola, su 208 Comuni destinatari di beni confiscati, 157 (il 76%) rendono noti i dati, ma solo a seguito dell’attivazione delle procedure di accesso civico promosse da Libera. Restano invece 51 i Comuni del tutto inadempienti.
Non mancano le criticità sul territorio: la Provincia di Messina figura tra le realtà inadempienti per la mancata pubblicazione dell’elenco. Inoltre, la Regione Siciliana mette a disposizione i dati relativi al proprio patrimonio confiscato con modalità che ne penalizzano l’immediata accessibilità e consultazione.
La qualità dei dati e il ranking di trasparenza
Anche per quanto riguarda il formato di pubblicazione scelto dai 157 enti locali siciliani adempienti, si riscontrano diverse tipologie di fruibilità:
- 48% utilizza il formato Open Data (dato aperto e riutilizzabile);
- 46% ricorre al PDF ricercabile;
- 6% limita la consultazione a un PDF scansionato.
Nel ranking complessivo sulla trasparenza, l’Isola sconta questi ritardi: a fronte di un punteggio medio nazionale di 56,2 punti su 100, la Sicilia registra una media di 49,7 punti, collocandosi al di sotto del parametro italiano.
Il decreto della Regione
E proprio in queste ore arriva un nuovo avviso regionale che riguarda contributi per il funzionamento dei Consorzi di Comuni che in Sicilia si occupano esclusivamente della gestione e della valorizzazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Un avviso pubblicato dall’assessorato delle Autonomie locali e della funzione pubblica che ha una dotazione finanziaria di 150 mila euro punta a sostenere chi si occupa di questi beni e impedire l’interruzione delle attività di queste strutture.
Anche questa è lotta alla mafia
“La lotta alle mafie – afferma l’assessore Elisa Ingala – deve essere fatta ogni giorno, con gesti concreti come il sostegno alle strutture che si occupano di restituire i beni alla collettività. Per questo ritengo questo avviso di grande importanza e segno dell’attenzione del governo Schifani verso queste realtà”.
Come e quando presentare le istanze
Le istanze per l’ammissione ai contributi relativi all’esercizio finanziario 2026 dovranno pervenire all’assessorato regionale delle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica – Dipartimento Regionale delle Autonomie Locali – Servizio 4 “Trasferimenti agli Enti locali per il finanziamento delle funzioni” entro 30 giorni dalla pubblicazione dell’avviso sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana. La presentazione dovrà avvenire esclusivamente via Pec all’indirizzo dipartimento.autonomie.locali@certmail.regione.sicilia. Il contributo è volto a coprire le spese di funzionamento risultanti dal bilancio preventivo 2026 e non potrà essere superiore al 90% di queste.






Commenta con Facebook