Il Garante regionale dei diritti dei detenuti, Anthony De Lisi, lancia un allarme che riguarda da vicino il futuro dei giovani ospiti dell’Istituto penale per minorenni Malaspina di Palermo. La visita effettuata nelle scorse ore ha confermato la presenza di progetti educativi, attività formative e professionalità di alto livello. Ma un dato, definito «inaccettabile», rischia di compromettere tutto: solo 9 agenti di Polizia penitenziaria in servizio a fronte dei 51 previsti.

Impegno, competenze ma manca il personale

“Al Malaspina ho trovato impegno, competenze e percorsi che possono davvero incidere sulla crescita dei ragazzi. Ma senza personale non c’è sicurezza, e senza sicurezza si fermano scuola, laboratori, tirocini e tutte le attività che dovrebbero accompagnare i giovani verso il reinserimento”, afferma De Lisi. Una condizione che, secondo il Garante, espone gli operatori a carichi di lavoro insostenibili: “Non possiamo chiedere miracoli a chi ogni giorno garantisce educazione, assistenza sanitaria e supporto psicologico. Se mancano le condizioni minime, il loro lavoro rischia di essere vanificato”.

Costruire collegamenti con le imprese e le associazioni

Accanto al tema dell’organico, De Lisi richiama la necessità di trasformare i percorsi formativi in opportunità concrete:”«Non basta tenere impegnati i ragazzi. Bisogna costruire collegamenti con imprese, associazioni e istituzioni affinché laboratori e tirocini diventino veri strumenti di reinserimento”.

Le criticità per le donne detenute

Il Garante segnala inoltre una criticità che riguarda le giovani donne detenute: “Nel Sud Italia mancano strutture idonee per accogliere le ragazze. Questo comporta collocazioni a centinaia di chilometri dalle famiglie, con ricadute negative sui percorsi educativi e un aumento dei costi di gestione”.

Da qui l’appello alle istituzioni: “Occorre un intervento strutturale per recuperare gli spazi del Malaspina e renderli nuovamente agibili. Chiedo al Ministero della giustizia, all’Amministrazione penitenziaria, all’Asp e all’Osservatorio regionale di aprire un confronto concreto. Il mio compito non è puntare il dito, ma trovare soluzioni: se anche un solo ragazzo o una sola ragazza riesce a costruire un futuro diverso, abbiamo già ottenuto un risultato importante”.