Il risultato messinese, unica città metropolitana al voto, ci
fa capire cosa succederà nell’isola a breve. Intanto perché Cateno De Luca,
Rais dello Stretto sulla sua spadara, è il padre della profezia del voto in
autunno, questo, non quello elettoralmente naturale. Secondo poi perché
storicamente Messina è stata la porta dei cambiamenti di governance dell’Isola,
o dei suoi accomodamenti. Gullotti dal forziere di sua sorella Angelina, sposata
Genovese, traeva uno dei più grandi tesori italiani: il cospicuo pacchetto di
tessere della DC. E chi era azionista di maggioranza della DC comandava il
Paese. A Cateno De Luca, per quanto il suo movimento si chiami Sud chiama Nord,
interessa influenzare la cabina di comando della Sicilia: la Regione Siciliana.
Non pensate più a lui come all’estemporaneo Sindaco di
Fiumedinisi. Lui oggi dalla città di Messina ha dimostrato di essere un Cesare
dello Stretto, accordando villaggi e città borghese, tutti insieme candidati appassionatamente
e vincenti. Ed ora il suo sguardo da Capo Peloro è rivolto ad Occidente, a
quella città pigra ed indolente, come la vecchia Zancla greca, ma fondata dai Fenici,
la tuttaporto Palermo, per gli Arabi Balarm, sede del Palazzo Reale di
Federico II, e di quello degli Orleans. Questa volta sarà furbo e tratterà alla
catalana, come Puigdemont con Sanchez, senza il cui ausilio il belloccio
premier spagnolo, tanto amato dalla sinistra italiana, non avrebbe governato. Cateno
potrà farà vincere chi vuole e far perdere chi non si allea con lui. Teoricamente
se si va ad una contrattazione De Luca può ottenere di più dal centrosinistra, il
quale non ha nulla da anni e non ha crediti da riscuotere. Mentre nel centrodestra
c’è chi è gia seduto, e non vuole schioda, più chi ha avuto promesse non mantenute
che oggi vuole assolutamente essere risarcito. Troppi cani intorno all’osso nel
centrodestra, ed è difficile richiedere uno spazio di rilievo politico in Regione,
come assessorati di peso o la Presidenza dell’assemblea regionale. Lui inizialmente
chiederà di guidare la Regione, senza se e senza ma, ma poi al momento giusto tratterà
tutto quello che potrà ottenere per la sua Contea autonoma, come quella feudale
di Modica che durò in Sicilia per quasi 600 anni. La prossima Sicilia avrà in Cateno
il suo pilastro, come nella leggenda di Colapesce, e senza quel pilastro la tavola
della politica siciliana si ribalterà.
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