Piano piano, i brand di lusso che avevano aperto nel capoluogo siciliano tra il 2000 e il 2010 stanno progressivamente abbandonando la città. A pochi giorni dalla chiusura di Prada in via Libertà, Confimprese Sicilia ha inviato una lettera formale al Presidente della Regione e al Sindaco di Palermo dove chiede di non prendere sottogamba questi avvenimenti, ma di riconoscerli come un problema consolidato.
Quando questi marchi hanno aperto a Palermo, come ricorda il coordinatore regionale di Confimprese Sicilia Giovanni Felice, la città era percepita come un mercato in crescita reputazionale e un posto su cui investire. La loro presenza non aveva soltanto un valore commerciale, ma aveva anche un valore simbolico: indicava fiducia nel posizionamento del territorio, nella qualità del contesto urbano e nella prospettiva di sviluppo del turismo qualificato. Secondo Felice, il turismo è un punto cardine del sostegno della crescita economica urbana e specialmente questo tipo di turismo alto-splendente come punto di rafforzamento del commercio.
“Per queste ragioni – conclude il Presidente di Confimprese Palermo – chiediamo che il tema dell’attrattività territoriale qualificata, del turismo alto-spendente e della sostenibilità del commercio premium urbano venga inserito tra le priorità dell’agenda politica regionale e comunale, quale indicatore strategico della competitività del territorio”.






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