Colpi di arma da fuoco e un’esplosione contro la chiesa dello Zen. I fedeli prima della funzione religiosa nella chiesa San Filippo Neri con il parroco hanno trovato gli agenti di polizia e della Scientifica in via Fausto Coppi che hanno eseguito i rilievi in seguito al danneggiamento dell’ingresso secondario dell’edificio sacro.

L’esplosione potrebbe essere provocata da un grosso petardo. Sono stati trovati  anche diversi fori di pistola, sicuramente recenti perché c’erano ancora i bossoli per terra. Fortunatamente dentro non c’era nessuno, perché i proiettili hanno raggiunto l’interno. Da giorni nel quartiere vengono esplosi botti di ogni tipo e anche colpi di arma da fuoco.

L’amarezza e la rabbia di un residente

Oggi non è una domenica come le altre. Oggi è una domenica di rabbia, sgomento e sdegno. Per puro caso, oggi, mi sono trovato indirettamente colpito da una scena che non riesco a togliermi dalla testa. Una scena che fa arrabbiare. Che fa incazzare.
Come ogni domenica normale, stavo andando in chiesa, alla Parrocchia San Filippo Neri, per assistere alla messa e al corso di cresima che sto frequentando insieme alla mia compagna. Una cosa semplice. Normale. Di quelle che dovrebbero essere scontate. E invece no.
Arriviamo lì e sembra la scena di un film: volanti della polizia, agenti, la scientifica che fa i rilievi. Perché qualcuno ha pensato bene di esplodere colpi d’arma da fuoco contro il portone di una chiesa.
Una chiesa.
La Parrocchia San Filippo Neri si trova all’interno dello ZEN, tra i padiglioni. Un luogo che ormai è ostaggio di gentaglia, di ragazzotti mafiosetti che credono di aver messo le mani su Palermo. E mentre loro giocano a fare i duri, c’è un’intera comunità di persone perbene costretta a vivere nella paura, costretta persino a rinunciare ad andare in chiesa la domenica pomeriggio.
Oggi, a Palermo, impugnare un’arma sembra fin troppo facile. Oggi si spara senza pensare. Fortunatamente nessuno è rimasto ferito, ma quei colpi hanno colpito un portone. Il portone di una chiesa. Un simbolo di speranza, di legalità, di resistenza civile in un luogo dove lo Stato ha fallito ieri, ha fallito oggi e continua a fallire. E no, lo Zen non è l’unico quartiere difficile di Palermo. La situazione è degenerata in tante parti della città. Eppure nessuno si muove davvero per salvare ciò che di buono c’è. Perché il buono c’è eccome: ci sono persone oneste, ci sono associazioni, c’è la chiesa che ogni giorno combatte una battaglia impari contro una subcultura mafiosa che continua a riemergere.

I “grandi” sono stati arrestati, i boss non ci sono più. E il paradosso è tutto qui: oggi il campo è lasciato a quattro giovani che si sparano addosso per dimostrare chi è più forte. È paradossale persino pensare che, forse, con i vecchi boss in giro ci sarebbe stata più “tranquillità”.
Forse non si sarebbe sparato contro una chiesa. Forse non si sarebbero uccisi ragazzi in pieno centro. Forse non si rapinerebbero bar sotto casa.
Ed è terribile dover arrivare a pensare questo. Perché più siamo costretti a farlo, più è evidente che lo Stato arretra e l’antistato avanza. Non per ideologia, ma per disperazione. Per cercare una parvenza di ordine dove l’ordine non c’è più. Oggi è una brutta domenica.
Una domenica che lascia addosso rabbia, amarezza e tanta, troppa indignazione.