“Da bambino avevo le scarpe bucate ma si viveva con grande dignità”. A Casa MInutella, il presidente della Regione siciliana si tuffa nella memoria e ricorda la sua infanzia. Tocca a Massimo Minutella, il conduttore del talk show, dare il via all’amarcord, con la domanda: “che cosa pensa chiederebbe un bambino al presidente della Regione?”. Musumeci risponde così: “mi chiederebbe di poter far lavorare papà e mamma. Mi chiederebbe di avere un alloggio per non pagare ogni mese l’affitto al padrone di casa. Mi chiederebbe di poter andare a scuola senza pesare sulla famiglia. La mia infanzia appartiene ad un’era glaciale diversa rispetto a quella attuale, nonostante molti problemi degli anni sessanta siano ancora presenti”.
“Da bambino avevo le scarpe bucate ma si viveva con grande dignità”
La domanda di Minutella induce il presidente a raccontare la sua storia personale: “Più che di una famiglia povera faccio parte di una famiglia operaia, Vivevamo con grande dignità le nostre ristrettezze economiche. Io le scarpe bucate le avevo. Non andavo a comprare un paio di scarpe, mia mamma mi portava dal calzolaio per farle risuonare, per rifare i tacchi e mettere davanti e dietro delle placche di ferro che consentivano di non far logorare la suola, perché era quella maggiormente costosa. Io non ho mai avuto un regalo, né per i morti né per l’Epifania. Quando vedevo giocare i miei compagni di quartiere, prendevo uno scatolo delle scarpe, ci facevo due buchi, legavo un laccio e tiravo lo scatolo facendo finta che fosse un carrettino. Invece di mangiare la Nutella, mangiavo la fettina di pane che la mamma inzuppata nella salsa che preparava per la cena della famiglia. Abbiamo vissuto con grande dignità la nostra condizione. Mio padre era un autoferrotranviere. Tutto questo mi è servito, intanto a dare un valore alle cose. Papà mi diceva di dare valore alle cose che avevo, anche se sembra banale. E poi, mi ha insegnato a non desiderare mai la roba degli altri. Perché in definitiva riuscivamo ad accontentarci delle cose povere e semplici che avevamo”.






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