Gli avvocati della Italo Belga, società che gestisce un’ampia porzione della spiaggia di Mondello a Palermo, depositeranno oggi il ricorso al Tar di Palermo contro il decreto di decadenza della concessione firmato dalla Regione Siciliana.
Richiesta di annullamento previa sospensiva
La Società Mondello Italo belga ha chiesto la sospensione del provvedimento regionale anche in ragione dei rilevanti danni economici e reputazionali che ne derivano, a partire dalle ricadute sui lavoratori e sull’organizzazione aziendale.
Motivazioni non aderenti alla realtà
La Società ritiene che le motivazioni addotte dalla Regione “risultino non aderenti alla realtà dei fatti e sproporzionate, e saranno puntualmente contestate nelle sedi competenti. Si tratta, peraltro, del primo atto compiuto e direttamente impugnabile formalmente notificato alla Società dall’inizio della vicenda, finora discussa prevalentemente fuori dalle sedi competenti”. Adesso la parola passa ai giudici.
Il provvedimento del 26 febbraio
La decisione di revocare la concessione era maturata a febbraio ed era stata comunicata ufficialmente dall’assessorato regionale del Territorio e dell’ambiente il 26 di febbraio. In quella circostanza una nota ufficiale della Regione comunicava che, con decreto firmato dal direttore generale del dipartimento Ambiente Calogero Beringheli, si erano ritenuto insufficienti le controdeduzioni presentate dalla società Mondello Immobiliare Italo Belga e pertanto ha deciso di adottare un provvedimento di decadenza della concessione demaniale marittima per gravi violazioni e per inadempienza degli obblighi derivanti dalla concessione stessa.
L’intervento della prefettura a dicembre
A inizio dicembre dello scorso anno, dopo settimane di polemiche politiche, la prefettura di Palermo aveva emesso un provvedimento di procedura antimafia collaborativa. Si parlava di commissariamento con l’invio di tre funzionari per affiancare il management dell’azienda e guidarlo nella “espulsione” delle infiltrazioni ritenute “involontaria” e non tanto gravi da giustificare una interdittiva. Insomma applicando il codice antimafia la prefettura aveva emanato un provvedimento alternativo che punta ad escludere dalla società gli elementi di rischio infiltrazione e salvaguardare attività e livelli occupazionali.






Commenta con Facebook