La produzione scientifica dell’Università degli Studi di Palermo nel triennio 2023-2025 evidenzia una sostanziale parità qualitativa tra ricercatori e ricercatrici, con risultati particolarmente positivi per la componente femminile negli indicatori internazionali di impatto scientifico.

Più ricercatori uomini che donne

Nonostante ci siano più ricercatori che ricercatrici, quest’ultime primeggiano negli indicatori di qualità, prestigio editoriale e impatto citazionale anche se il numero delle pubblicazioni è minore. È quanto emerge dall’analisi sulla produzione scientifica e sui finanziamenti alla ricerca dell’Ateneo, che ha esaminato produttività, qualità editoriale e accesso ai fondi in una prospettiva di genere (Dati estratti dal sistema di gestione della ricerca di Ateneo (IRIS)).

Donne ricercatrici 40% del totale

Nel triennio analizzato la componente femminile rappresenta circa il 40% del personale impegnato nella ricerca. I numeri sono rimasti sostanzialmente stabili: nel 2023 si contavano 689 ricercatrici e 1.044 ricercatori, nel 2024 erano 685 le ricercatrici contro 1024 ricercatori, nel 2025 erano 680 le donne e 1.028 gli uomini.

Questa distribuzione si riflette anche sul volume complessivo delle pubblicazioni, più elevato per la componente maschile. Tuttavia, i dati analizzati sottolineano che una lettura puramente quantitativa non restituisce il quadro completo della qualità della ricerca prodotta.

Nessun gap di qualità

L’analisi evidenzia, infatti, l’assenza di un “gap di qualità” a sfavore delle donne. Al contrario, le ricercatrici mostrano una selezione più rigorosa delle sedi editoriali (tendono a pubblicare più spesso su riviste scientifiche di alto livello) e risultati particolarmente competitivi negli indicatori di impatto (ricevono molte citazioni).
Nel 2024 e nel 2025 l’Impact Factor medio delle pubblicazioni femminili ha superato quello maschile: nel 2024 l’IF medio delle donne è stato di 5,16 contro il 5,13 degli uomini. Nel 2025 l’IF medio delle donne è stato di 5,29 contro il 5,12 degli uomini.

Donne maggiormente citate nella comunità scientifica internazionale

Anche l’impatto citazionale su Scopus e Web of Science premia la componente femminile. Nel 2023, ad esempio, le pubblicazioni delle ricercatrici hanno registrato su Scopus 13,86 citazioni medie per prodotto, contro 12,46 dei colleghi. Nel 2024 erano 8,24 contro 7,63 degli uomini. I dati di Web of Scienze confermano la stessa tendenza: nel 2023 sono state 13,45 le citazioni medie per le donne contro 12,75 per gli uomini. Nel 2024, 8,27 per la componente femminile contro 7,78 per quella maschile.

La diversificazione per aree

Nelle aree bibliometriche (STEM e medicina, CUN 01-09) le ricercatrici guidano la fascia di eccellenza delle riviste scientifiche. La quota di pubblicazioni nel primo quartile (Q1) raggiunge il 36,96% per le donne contro il 35,29% degli uomini, con un picco femminile nel 2025 pari al 47,06% (contro il 28,57% maschile). Complessivamente quasi la metà della produzione femminile (circa il 48%) si colloca nelle classi di merito più alte (Q1+Q2).
Nelle aree umanistiche, giuridiche e sociali (CUN 10-14), dove il prestigio scientifico è misurato attraverso monografie di ricerca e articoli in riviste di Classe A, il quadro appare equilibrato. Le ricercatrici collocano il 27,04% della produzione nella fascia “Eccellenza TOP”. Sebbene si registri un lieve scarto con la componente maschile la distribuzione tra le fasce “Standard” mostra una ripartizione quasi identica tra i generi, intorno al 40%.

Divario nel settore dei finanziamenti

Il settore dei finanziamenti è quello in cui emerge il divario più marcato. Nel triennio gli uomini hanno coordinato un numero maggiore di grandi progetti e gestito circa 87,9 milioni di euro, contro 32,4 milioni della componente femminile.

Anche il valore medio dei progetti evidenzia una differenza: un Principal Investigator uomo coordina mediamente iniziative da 202.600 euro, mentre una PI donna gestisce progetti da 124.331 euro. Nel 2025, nonostante un numero di progetti quasi paritario (94 uomini e 86 donne), il valore complessivo dei finanziamenti resta sbilanciato (25,7 milioni contro 14,5 milioni).

Diversa la dinamica per contratti e convenzioni di ricerca: pur firmandone meno (94 contro 269 nel triennio), le ricercatrici gestiscono contratti con valore medio leggermente superiore (45.361 euro contro 42.743). Il dato indica che, quando accedono ai finanziamenti, tendono a coordinare progetti di rilevante valore.

Il Rettore

“I dati sulla produzione scientifica del nostro Ateneo – sottolinea il rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Massimo Midiri – confermano un elemento molto significativo: le ricercatrici, pur rappresentando una quota ancora minoritaria del personale impegnato nella ricerca, contribuiscono in modo determinante alla qualità e all’impatto internazionale della produzione scientifica dell’Ateneo. Gli indicatori relativi all’Impact Factor, alle citazioni e al posizionamento nelle riviste di fascia più alta dimostrano che il talento e la competitività delle nostre studiose sono pienamente riconosciuti nella comunità scientifica globale.
Allo stesso tempo, il divario che emerge nell’accesso ai finanziamenti ci ricorda che il percorso verso una piena parità di opportunità nella ricerca non è ancora concluso. Come Ateneo siamo impegnati a rafforzare politiche e strumenti che favoriscano una partecipazione sempre più equilibrata ai progetti di ricerca e ai grandi programmi di finanziamento, valorizzando il contributo di tutte e tutti”.