La rete del traffico di droga smantellata a Palermo con l’operazione H24 Evolution era ben strutturata ed organizzata e faceva capo ad una organizzazione principale maggiormente ‘potente’.

Lo confermano Rodolfo Ruperti, capo della Squadra mobile di Palermo e Agatino Emanuele, capo della sezione Narcotici della squadra mobile di Palermo.

La rete di traffico di narcotici smantellata con i 16 arresti di oggi, doveva, spiega Emanuele, “mantenere un certo livello di vendite e quindi di competitività rispetto al gruppo principale” ed assicurarsi la retribuzione settimanale che equivaleva a 800 euro per pusher. (LEGGI I NOMI DEGLI ARRESTATI)

“Nelle indagini – aggiunge ancora Emanuele – è emerso che un pusher rimproverava il suo factotum perché in un giorno aveva guadagnato solo 300 euro. Un altro veniva ancora duramente rimproverato perché alle 4 di mattina si era rifiutato di fare una consegna di droga perché riposava. Erano lauti gli incassi del gruppo criminale. Si deve mantenere una piena operatività perché il cliente va sempre accontentato. La droga arrivava direttamente a casa dei clienti ma casa ma anche in posti convenuti, sulla pubblica via”.

Un call center della droga in piena regola operativo H24 pronto a rispondere a qualsiasi esigenza del cliente.

Come spiega Ruperti: “All’interno di questi gruppi anche gli stessi pusher che vengono organizzati e ai quali viene consegnato un telefonino hanno tutto l’interesse a mantenerlo attivo e vengono rimproverati dai capi del gruppo quando hanno il telefonino spento perché altri gruppi potrebbero poi trovare i clienti e sottrarglieli”.

Quella di stamane è, aggiunge ancora Ruperti, “la prosecuzione dell’operazione H24 svolta dalla squadra mobile di Palermo qualche anno fa e sempre sotto il coordinamento della Dda di Palermo ed è il proseguo della nostra attenzione investigativa sul fenomeno del traffico di stupefacenti. Quindi non solo il traffico, e pertanto l’arrivo a Palermo di cospicui quantitativi principalmente di cocaina e hashish ma anche indagini strutturate sul territorio per vedere poi come si organizzano questi gruppi criminali per diffondere lo stupefacente tra gli assuntori. Le modalità operative prevedevano l’utilizzo di telefonini h24. Siamo intervenuti su una organizzazione strutturata che operava prevalentemente nel quartiere Zisa e nel mandamento mafioso della Noce con questo gruppo criminale ben assortito e strutturato attraverso i pusher che rispondevano al telefono e facevano anche servizio a domicilio. Durante le indagini sono emerse delle frizioni all’interno dei gruppi criminali dove a volte ci sono stati contrasti relativi alla tenuta della cassa comune che serviva poi per foraggiare i nuovi acquisti di stupefacente”.

Ma non è tutto. Come aggiunge Ruperti “sono state poi intercettate conversazioni molto significative e si è anche appurato come vi fosse una sorta di controllo sull’attività di questi gruppi criminali che hanno poi avuto il consenso a poter spacciare attraverso pusher dietro il pagamento di una cospicua somma di denaro settimanale che doveva essere versata nelle casse di un gruppo criminale che faceva riferimento anche a soggetti imparentati con ex capi mandamento della Noce“.

Nei telefonini dei pusher sono stati rintracciati migliaia di numeri di clienti, servivano a far funzionare il call center della droga. “La tenuta di questi telefonini – spiega ancora Ruperti – era fonte di reddito per i pusher. Spesso c’erano contrasti tra chi doveva tenere i telefonini con tutti i numeri dei clienti”.

L’operazione H24 Evolution conferma che a Palermo c’è un enorme consumo di cocaina.

Commenta Ruperti: “Palermo è una grande città dove chiaramente c’è in proporzione anche a quelli che sono gli abitanti una richiesta di stupefacente che provoca dipendenza per cui la richiesta può anche poi aumentare. Noi siamo soddisfattti del nostro lavoro, la prevenzione sugli stupefacenti non spetta solo alla polizia di stato ma è un discorso più ampio da fare. Noi ci occupiamo prevalentemente di repressione, siamo contenti da un punto di vista investigativo di avere, in questi anni, non solo sequestrato ingenti quantitativi di droga destinati alle piazze di spaccio ma di aver anche affondato le nostre indagini sia sui gruppi criminali stanziali che fanno arrivare lo stupefacente ma anche sui pusher e tutti quelli che cercano di trovare reddito in questo mercato illecito che crea e genera danni”.

A far parte dell’organizzazione smantellata stamane anche due donne. Ruperti conferma che “facevano parte di un secondo gruppo criminale che si era organizzato dietro una sorta di pagamento di tangente al gruppo più forte ed organizzato per potere a loro volta spacciare stupefacente”.

Insomma, un giro di affari che è difficile quantificare. I pusher, pagavano, al gruppo più forte, una tangente di 300 euro alla settimana per potere continuare ad esercitare l’attività illecita. Quindi, come conclude Ruperti “vuol dire che ogni pusher guadagnava più di 300 euro alla settimana”.