Un’operazione di controllo del territorio condotta dai carabinieri del comando provinciale di Caltanissetta ha stroncato sul nascere un sofisticato tentativo di rifornimento illecito destinato ai detenuti della locale casa circondariale.
L’intervento ha portato all’arresto di tre persone originarie della Puglia: un uomo di 29 anni e due donne di 29 e 31 anni. I militari hanno notato la presenza sospetta del gruppo a bordo di un’auto ferma in una via del centro cittadino, a brevissima distanza dalle mura del penitenziario, e hanno deciso di procedere a una perquisizione approfondita.
All’interno della vettura è stato rinvenuto un vero e proprio kit tecnologico e logistico che non ha lasciato dubbi agli inquirenti. I carabinieri hanno sequestrato una valigetta contenente un drone professionale completo di accessori, diciotto smartphone già suddivisi in buste di plastica e circa 300 grammi di hashish frazionati in dosi. Oltre al materiale destinato all’interno del carcere, i militari hanno recuperato una bobina di filo d’acciaio, probabilmente necessaria per agganciare il carico al velivolo, e la somma in contanti di 13.695 euro in banconote di vario taglio.
Il quadro indiziario delineato dai carabinieri suggerisce che i tre indagati fossero pronti a utilizzare il drone per sorvolare l’area carceraria e recapitare il materiale ai reclusi, aggirando così i controlli ai varchi d’ingresso. Le accuse ipotizzate sono di traffico illecito di sostanze stupefacenti in concorso e accesso indebito a dispositivi di comunicazione da parte di soggetti detenuti. Si tratta di un fenomeno sempre più monitorato dalle forze dell’ordine, che richiede un costante aggiornamento delle tecniche di prevenzione nelle aree sensibili del capoluogo nisseno.
Dopo il sequestro di quanto rinvenuto e il trasferimento dei tre giovani presso diverse strutture penitenziarie su disposizione della procura della repubblica di Caltanissetta, il giudice per le indagini preliminari ha convalidato l’arresto. Per l’uomo di 29 anni è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre per le due donne è scattato l’obbligo di dimora con relative prescrizioni. È doveroso ricordare che il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e che, in linea con il principio costituzionale, gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale condanna definitiva.






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