Diciassette decreti di perquisizione personale, locale e informatica sono stati eseguiti il 24 settembre 2026 nei confronti di altrettanti soggetti indagati per istigazione a delinquere, propaganda di discriminazione razziale, etnica e religiosa, addestramento con finalità di terrorismo e aggravanti di terrorismo. L’operazione è stata condotta dal Ros dei Carabinieri e dalla Digos della Questura di Verona, con il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e delle Procure di Roma e Venezia.

Il monitoraggio dei gruppi online di area neonazista

Le indagini sono nate dal monitoraggio online dell’area accelerazionista, suprematista e neonazista attiva sui social media. Gli investigatori hanno individuato la partecipazione degli indagati a due gruppi specifici, tra cui la “Chat del Nuovo Ordine Europeo” e il “Fronte Fascista Italiano”. All’interno di questi spazi virtuali venivano diffusi documenti e manifesti di attentatori suprematisti, video di esecuzioni e materiale di esaltazione di Adolf Hitler, delle SS e del fascismo.

La condivisione di manuali per esplosivi e addestramento alle armi

Nei gruppi venivano pubblicati messaggi di odio antisemita, razzista e discriminatorio, oltre a video di massacri contro minoranze etniche. In alcuni casi venivano fornite istruzioni dettagliate per la fabbricazione di ordigni esplosivi artigianali e per l’utilizzo di armi bianche e da fuoco. Gli indagati utilizzavano anche piattaforme di gaming online per riprodurre virtualmente scene di violenza contro minoranze.

I partecipanti a questi gruppi riproponevano documenti e manifesti dei principali attentatori suprematisti degli ultimi anni, in cui sono descritte minuziosamente le stragi compiute e le armi utilizzate. Pubblicavano video di noti terroristi, tra cui Brenton Tarrant, esaltandone le gesta senza censura. Fomentavano l’odio mediante la propaganda di idee fondate sul razzismo, antisemitismo, discriminazione di genere, neonazismo. Esaltavano la figura di Adolf Hitler, delle SS, del fascismo e dei principali simboli suprematisti. Effettuavano attività di gaming online ove venivano riproposte virtualmente scene di violenza e uccisione di minoranze etniche. Fornivano, in alcuni casi, chiare e precise istruzioni per la fabbricazione di ordigni esplosivi artigianali, nonché per il “corretto” utilizzo di tali congegni al fine di aumentarne l’effetto letale e di addestramento, uso e maneggio di armi bianche e da fuoco.

Il sequestro di armi bianche e materiale informatico

Le perquisizioni hanno coinvolto quattordici minorenni e tre maggiorenni residenti in diverse province italiane, tra cui Roma, Como, Catanzaro, Bologna, Milano, Reggio Emilia, Benevento, Genova, Udine, Palermo, Trento e Napoli. Nel corso delle attività le forze dell’ordine hanno sequestrato armi bianche, vessilli e oggetti con simbologia nazista, oltre a numerosi dispositivi informatici utilizzati per la propaganda.