Una intercettazione a carico di un presunto mafioso, Gioacchino Amico, lo stesso di un selfie con la Premier Giorgia Meloni. Una telefonata che risale a 5 anni fa, al 2021, nella quale Amico dice al suo interlocutore di conoscere Mulè che, era stato appena nominato sottosegretario alla Difesa.
A carico di Mulè non c’è nessuna indagine ma l’intercettazione viene raccontata nell’articolo che causa la reazione di Mulè che definisce la notizia “una porcheria, un’altra, che mi riguardava”
Per il Vice Presidente della Camera si tratta solo di strategia del fango: “È il destino di chi finisce nel ‘registro degli infangati’, di coloro che – per carità! – non sono indagati, non sono in alcun modo coinvolti in un’inchiesta ma vengono ugualmente investiti da colate di fango (chiamiamo le cose con il loro nome anche se con un eufemismo) pur non essendo oggetto di indagini giudiziarie o sfiorati da alcun sospetto”.
La Solidarietà di Schifani: “Articoli ad orologeria”
Affida ai social la sua reazione il Presidente della Regione Renato Schifani: “Rivolgo a Giorgio Mulè un sincero invito ad andare avanti con determinazione, certo che saprà affrontare anche questa fase con la consueta fermezza e nel rispetto delle istituzioni. Desidero esprimergli, al contempo, la mia piena solidarietà per quanto sta accadendo. Troppo spesso questi attacchi hanno come unico obiettivo quello di “mascariare”, alimentando processi mediatici sommari che poco hanno a che vedere con la ricerca della verità”.
“So bene, anche per esperienza personale, cosa significhi essere oggetto di articoli “ad orologeria”: nel corso del mio mandato da presidente del Senato mi è accaduto di dover fronteggiare ricostruzioni parziali o strumentali, poi smentite dai fatti. È una dinamica che merita attenzione e che impone una riflessione seria sulla qualità del dibattito pubblico” conclude il governatore siciliano.
Caruso: “Sempre lo stesso giornale”
“Ancora una volta, come già pochi giorni fa dalle colonne dello stesso giornale, assistiamo ad un volgare accostamento fra il vicepresidente della Camera dei Deputati Giorgio Mulè e un personaggio attualmente sotto indagine. Ancora una volta, senza che vi sia alcunché di addebitabile né, tanto meno, alcuna inchiesta che lo veda coinvolto, Giorgio Mulè viene esposto ad un atto di vero e proprio sciacallaggio mediatico. E’ ormai chiaro che siamo di fronte ad una vergognosa campagna contro un prestigioso esponente di Forza Italia” dice il coordinatore azzurro in Sicilia Marcello Caruso.
“Nel ribadire a titolo personale e a nome di tutta Forza Italia siciliana la nostra personale amichevole solidarietà e vicinanza al vice Presidente della Camera, non possiamo che condannare un comportamento ed un modo di fare “informazione” che ha ormai travalicato le più basilari regole deontologiche e del rispetto per le persone. Saremo sempre al fianco di Giorgio Mulè nel suo lavoro per affermare i valori del garantismo e della Giustizia giusta che sono parte dell’identità, della storia e dell’impegno di Forza Italia.” conclude il segretario regionale di Forza Italia in Sicilia.
Falcone: “Stucchevole se non ridicolo alimentare sospetti su chi non è neanche indagato”
“Esprimo piena solidarietà al vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, colpito da ricostruzioni mediatiche che poco hanno a che vedere con il giornalismo e con il suo comportamento irreprensibile, e che lo chiamano senza alcun coinvolgimento giudiziario” dice l’eurodeputato Marco Falcone, vice capo delegazione di Forza Italia nel Gruppo PPE al Parlamento europeo.
“È stucchevole, se non ridicolo, – sottolinea Falcone – alimentare sospetti su persone che non risultano indagate né destinatarie di alcun provvedimento. Per Giorgio Mulè parlano la sua statura politica e umana e la condotta quotidiana al servizio delle istituzioni”, conclude Falcone.






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