“Mi attaccano perché ho rotto il sistema del randagismo. Un sistema di corruzione fra forze politiche, lobby e volontari. Da Ragusa sono partiti 170 cani per un canile di Caserta, nessuno ha mosso un dito. Io ne dovevo portate 40 e sono insorti tutti contro di me”.

Lo ha detto nel corso di una conferenza stampa Chiara Notaristefano, compagna del presidente dell’associazione ragusana Aivac di Antonio Capizzi e accusata in questi ultimi anni di essere una trafficante di animali.

“Io ho accettato solo 480 euro per sei mesi. Soldi che devo investire nel mio canile. Il Comune di Palermo paga in alcuni canili la somma di 2080 euro l’anno fino a quando il cane è in vita. Io lavoro per le adozioni – ha aggiunto – altri per tenere nei canili gli animali”.

Lilia Casali, animalista bolognese fondatrice di Aninal Liberation ha spiegato il sistema del randagismo e ha dato qualche cifra che spiegano il fenomeno. “Con la legge 281 nel 91 si è cominciata la prevenzione contro gii abbandoni ed è nato il volontariato – ha detto – Al Sud invece con la legge è iniziato il business sui cani randagi con le rette pagate dai Comuni.

Uno studio nazionale ha certificato che ogni italiano spende un euro e settanta centesimi l’anno per ogni randagio. A Bologna la cifra scende a 1,10 centesimi. A Matera ogni cane costa agli abitanti 17 euro l’anno e a Viterbo 13 euro l’anno. A Bologna ci sono 130 cani randagi nel canile che ne contiene 200.

A Viterbo con una popolazione nettamente inferiore 600 cani. Al sud i gestori dei canili non fanno le sterilizzazioni. Fanno accoppiare i cani e i cuccioli vengono abbandonati e diventano randagi che vengono catturati e poi immessi nel canile. In questo modo l’affare continua. Ovviamente tutto questo serve solo ad alimentare il grosso affare”.