Resta a Palermo il processo per peculato, corruzione, falso e truffa a carico del presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, e del suo ex autista, Roberto Marino.

L’ha deciso il presidente della corte, Fabrizio La Cascia, che presiede la terza sezione penale del tribunale di Palermo.

Galvagno, presente in aula, è difeso dagli avvocati Ninni Reina, Antonia Lo Presti, e Vittorio Manes. L’ex autista è difeso dall’avvocato Salvatore Sansone.

Il presidente dell’Ars aveva chiesto di spostare il processo a Catania, perché lì sarebbe stato commesso il primo e più grave reato fra quelli contestati, il peculato per l’uso improprio dell’auto blu di servizio.

Entrambi le difese hanno preannunciato che ci saranno delle eccezioni sulla utilizzabilità delle intercettazioni. Il processo è stato rinviato al prossimo 5 novembre.

La richiesta avanzata dalla difese il 18 giugno

Il processo si era aperto lo scorso 18 giugno proprio con le istanze delle difese. La maggior parte dei reati contestati sarebbero stati commessi a Catania o nel catanese e non a Palermo. Per questo il tribunale di Palermo non è competente per giurisdizione e dunque il processo va spostato di sede e deve svolgersi all’ombra del vulcano, avevano obiettato gli avvocati.

La richiesta era stata avanzata alla terza sezione del Tribunale di Palermo dagli avvocati Ninni Reina e Vittorio Manes che difendono il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno accusato di peculato e di un unico episodio di corruzione.

Secondo la tesi difensiva la maggior parte dei presunti reati di peculato per l’uso dell’auto blu, sarebbero avvenuti a Catania o nel territorio del tribunale etneo, dato che l’imputato risiede a Paternò e si spostava da lì per i viaggi che l’accusa contesta ritenendoli non legati a motivi istituzionali. Una interpretazione che, se passasse, varrebbe anche per l’altro imputato ovvero il suo autista, Roberto Marino, difeso dall’avvocato Salvatore Sansone.

Secondo l’impostazione dell’accusa, però, la difesa cade in errore perché la sede dell’Ars è a Palermo e quindi i reati ricadono nella competenza territoriale del Tribunale di Palermo. Oggi quella istanza è stata respinta.